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CISL MEDICI – TRENTINO * SMART WORKING – RICHIESTE CERTIFICATI MALATTIA: PAOLI, « NON È COMPETENZA DEL MEDICO DI FAMIGLIA ACCERTARNE IL DIRITTO ALL’OTTENIMENTO, SI PRONUNCINO PAT E APSS »

Come Cisl medici del Trentino rileviamo che si stanno moltiplicando le richieste dei cittadini, molti dei quali presi da panico dilagante, che richiedono certificati di malattia solo perchè hanno 37 di febbre o perchè le fabbriche dove lavorano comprendono 500 o più lavoratori tutti ammassati.

Ma quel che è peggio sono le richieste che provengono dal pubblico impiego provinciale.

Il DPCM dell’11 marzo 2020, art.1 numero 6, segnala la possibilità di smart working, ma solo secondo quanto previsto dal DPCM dell’8 marzo 2020: infatti, avvisa che viene fatta raccomandazione ai malati, anziani e cronici, di evitare di uscire dalle proprie abitazioni tranne che per motivi di stretta urgenza anche medica.

E molti pazienti cronici della provincia di Trento, soprattutto quelli che lavorano nel pubblico impiego, ora ritengono, da come mi avvertono i nostrii scritti, erroneamente di aver diritto a potersi mettere in malattia oppure ad avere dal medico curante un certificato che attesti tale esigenza, lavorando da casa.La certificazione, in questi casi, la dovrebbe fare il medico del lavoro dell’Azienda, della Provincia, o di chi è preposto a tale tipo di attività certificativa in APSS, non certo i medici di famiglia che non hanno questa incombenza neppure nel loro accordo nazionale e provinciale.

In realtà l’interpretazione corretta, alla luce dei nostri contratti, è che i medici devono certificare questo stato solo se si accerta la reale incapacità lavorativa in quel momento perchè scompensato dalla terapia, in atto magari da anni. Se i nostri medici, al contrario, facessero diversamente, incorrerebbero in un falso ideologico penalmente perseguibile.

Lo stesso avviene per tutti coloro che chiedono di fare lo smart working perchè hanno figli piccoli a casa. In tali frangenti non è di competenza del medico di famiglia accertare che hanno diritto allo smart working perchè hanno bambini piccoli. Per questo, abbiamo richiesto che si pronunci Provincia ed Azienda, come abbiamo evidenziato alla Direzione generale aziendale, questa mattina, perchè a nostro avviso è sufficiente esibire al datore di lavoro lo stato famiglia.

Ci stanno caricando, quindi, di compiti amministrativi non dovuti, non decretati né ordinati dalla Provincia, con i sindacati di categoria della pubblica amministrazione che ci dicono, tra l’altro, che nessun accordo, ad oggi, su tale punto, è stato avviato e concluso con la Provincia stessa.

Infine, diverso è il caso di un paziente posto in quarantena certificata dall’APSS che ha diritto al certificato di malattia per il periodo dei 14 giorni o dell’intero periodo di isolamento anche fiduciario volontario, nel caso risultasse positivo al nuovo coronavirus.I n tal caso i medici di famiglia tutti sono già in possesso del codice da inserire nel certificato di malattia INPS.

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Dott. Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino