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CISL MEDICI – TRENTINO * CORONAVIRUS – APPROVIGIONAMENTO MASCHERINE: « BORDON NONOSTANTE AVESSE LA POSSIBILITÀ GIÀ DA GENNAIO DI ACQUISTARLE HA PORTATO IL PERSONALE SANITARIO A LAVORARE IN CONDIZIONI DISPERATE »

Gravissime affermazioni rilasciate da Bordon, ieri, a “Il Fatto quotidiano”. A cominciare da quelle sulla lungimirante previsione nell’”approvigionamento e l’organizzazione di gennaio, quando il virus era ancora in Asia”.

Vale a dire che, nonostante avessero la possibilità già da gennaio di acquistare mascherine chirurgiche per l’intera popolazione trentina e FFP2 e tamponi per i nostri 9000 operatori sanitari, pervicacemente ha rinunciato alla Legge 81/2008, portando i propri professionisti e tecnici e personale sanitario e non, a lavorare in condizioni disperate, razionate e con sacchi delle immondizie come abbigliamento, per concentrare tutti gli sforzi preondata sui letti ad alta intensità e sui ventilatori?

Egli dichiara poi che in Trentino nessun cinese è risultato positivo? Ma allora chi si è”autoisolato” all’ex hotel Panorama di Sardagna, facendo spaventare una intera frazione; e poi alle Viotte o a Sambapolis e per i quali le guardie mediche avrebbero dovuto intervenire non su triage telefonico anche solo per semplici mal di gola non dovuti a covid19, mentre i nostri cittadini hanno l’obbligo di aver patologie non differibili per poter essere assistite da una guardia medica, perchè privilegiarli?

Perchè avevano un referente della comunità cinese mentre la comunità trentina il referente non ce l’avrebbe? E si rende conto che dire: l’ondata arrivata dai turisti “ha visto espandersi i casi soprattutto nei comuni nei pressi delle località turistiche”condanna chi quelle piste non le ha fatte chiudere se non dopo il Decreto Conte?

E chi gestisce i pazienti a domicilio? Lui, la direttrice delle Cure primarie che non risponde alle pec, oppure i medici convenzionati sul territorio, senza FFP2,c he hanno ordine di acquistarsi le maschere o esporsi al contagio senza dal momento che gli igienisti cominciano a rifiutarsi di portarci i tamponi secondo protocollo e ci chiedono di andarceli a prendere al distretto, quasi fosse un favore che ci fanno.

E e si obbliga a stare in casa da ammalato, additato da tutti, anche chi si suppone infetto ma infetto non è? Sarebbe questa la “prevenzione organizzativa”? Ci parla degli ammalati che ha in terapia intensiva come se parlasse di figurine: ”Abbiamo…abbiamo…abbiamo…”.

Parla di bambini e giovani in rianimazione quando qualcuno ha riaperto le scuole per chiuderle di nuovo due giorni dopo. Ed infine stendiamo un pietoso velo sulle RSA “che hanno gestito situazioni impreviste“. Impreviste?

Diremmo al limite della rivolta visto che, se non fosse stato per i Direttori che si sono opposti alle scelte provinciali di consentire l’accesso agli esterni, ora non ci sarebbero più neppure medici ed anziani vivi in quelle RSA.

”Chi lo pensava”, si domanda lui? Si faccia tutti i giorni quella domanda, e si dia, tutte le volte, una risposta più plausibile, ma in silenzio, senza sbandierarlo in giro.

Noi, quei professionisti che “possiede”, obbligati ad un sistema colabrodo, saremo gli ultimi a scendere dal Titanic. Ma dentro quell’iceberg, per lo meno, abbiamo compreso chi ci ha guidati e perchè molti di noi andranno a fondo.

 

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Dott. Nicola Paoli
Segretario generale Cisl medici del Trentino