Tit. Abolizione del ticket, scelta iniqua. Con l’abolizione del ticket su chi ricadrà il peso di 5,8 milioni che mancheranno alle casse della PAT?

A lanciare l’allarme il sindacato dei pensionati della Cisl del Trentino denunciando come ogni aumento di spesa implica o una riduzione su qualche altra partita e servizio oppure un aumento delle entrate. L’esenzione del ticket aggiuntivo, sia quello di 1 euro sulle ricette per i farmaci che quello di 3 euro sulle ricette per prestazioni specialistiche, è stata approvata dal Consiglio provinciale poco prima di Natale ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2020. Un taglio generalizzato, che riguarderà tutti senza distinzione di reddito, come già previsto per gli abbonamenti gratis sul trasporto pubblico per gli anziani over 70.

Lo stesso provvedimento, inserito nella legge di Bilancio nazionale entrerà in vigore dal 1° di settembre del 2020 e costerà allo Stato oltre 800 milioni di euro all’anno.
Una scelta solo apparentemente di buon senso e di equità sociale. Anche se in sede di discussione in aula del Consiglio Provinciale era stata accolta la proposta delle minoranze, che introduce il limite dei 60mila euro annui per nucleo familiare per avere diritto all’esenzione del ticket di 3 euro per le prestazioni specialistiche.

Per il momento, in attesa del completamento delle procedure di verifica della situazione reddituale dei cittadini, l’esenzione vale per tutti.

Rimangono forti da parte della FNP Cisl del Trentino le perplessità sulle coperture per l’abolizione della tassa. Lambiase Tamara, segretario generale del sindacato pensionati dichiara: “ Si fa presto, a dire abbiamo messo più risorse per ridurre la compartecipazione alla spesa sanitaria dei cittadini e per una maggior tutela del diritto alla salute “, se si considerano gli imponenti tagli di 120 milioni di euro programmati alla sanità trentina per i prossimi tre anni e l’aumento dell’Irpef a scapito di molti pensionati, della fascia più povera della popolazione, circa 150mila trentini con un reddito inferiore ai 20mila euro.

L’Alto Adige ha portato l’addizionale regionale a 35mila euro, mentre all’orizzonte si paventa di abbassare la detrazione dell’addizionale regionale trentina a 15 mila euro.
Il rischio è che il peso di questa decisione possa cadere interamente sui ceti medi che si avvalgono del Sistema sanitario. In previsione potrebbero pagare una cifra molto più alta rispetto a quella attuale per il ticket ordinario e sarebbero in difficoltà nel rivolgersi a istituti privati.

In realtà, il provvedimento anche nelle vesti di una “rimodulazione” andrà a penalizzare i più deboli e coloro che dichiarano tutte le tasse e appaiono “abbienti”.

 

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Tamara Lambiase
Segretario Generale FNP CISL del Trentino