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CIA – SAVOI – BEZZI * QUALITÀ PERCEPITA DELLA SANITÀ IN TRENTINO: SONDAGGIO, LE RISPOSTE DEGLI INTERVISTATI E IL REPORT DI ‘AGIRE PER IL TRENTINO’ (ALLEGATO PDF)

Il progressivo peggioramento dell’offerta sanitaria pubblica, anche a causa della cattiva programmazione sanitaria, ha di fatto aumentato il ricorso all’attività libero professionale.

Anche nel contesto Trentino, l’esperienza insegna che, a fronte di lunghi tempi di attesa nel pubblico, in regime di libera professione i tempi sono corti se non cortissimi: se vai con la ricetta rossa della sanità pubblica aspetti mesi, se paghi il medico in libera professione intramuraria sono sufficienti pochi giorni di attesa, in regime di extramoenia (libera professione esercitata dai medici fuori dalle strutture ospedaliere pubbliche) anche poche ore.

È evidente che tale situazione non è tollerabile, posto che chi paga le tasse ha diritto ad avere prestazioni adeguate e tempestive, e risulta pertanto opportuno intervenire cercando una possibile soluzione a questa vera e propria discriminazione di trattamento, tra chi può spendere danari nella libera professione sanitaria e chi invece è costretto ad attendere i tempi biblici della sanità pubblica.

Il disegno di legge presentato è nato da un’analisi dei tempi di risposta della sanità trentina, con particolare riferimento alle cd. liste di attesa, dove emerge che, negli ultimi 3 anni, sia i giorni di attesa mediana, che ancor di più i giorni di attesa media, si sono allungati.

In particolare, l’analisi comparativa dei dati forniti dall’Azienda sanitaria nell’ultimo triennio (2015-2017), evidenzia una generale dilatazione ed aggravamento dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Dai dati estrapolati dal sito internet dell’Apss, emerge che la situazione è pesante e potenzialmente pericolosa per i cittadini: i tempi di attesa si sono dilatati fino ad arrivare in alcuni casi a superare i 2 mesi di attesa (visita gastroenterologica 62 gg., visita urologica 63 gg, colonscopia 79 gg.).

Il dato riportato è però parziale, considerato che i tempi di attesa pubblicati dall’Azienda sanitaria si riferiscono alle sole 42 prestazioni sottoposte a monitoraggio, ma è noto che per molte altre prestazioni sanitarie non sottoposte a controllo, i tempi di attesa sono ancor più lunghi e, in taluni casi, il Cup non dispone neppure delle date disponibili, e non di rado chiede al paziente di richiamare quando l’Agenda delle prenotazioni sarà operativa.

Di fronte ad una sanità pubblica in evidente difficoltà, il cittadino che non può attendere i tempi sopradescritti è cosi costretto (se il reddito glielo consente) a rivolgersi alla “sanità privata” a partire dall’attività libero-professionale intramuraria (Alpi).

 

I punti principali del disegno di legge proposto sono così riassunti:

apertura, oltre il normale orario, di almeno un presidio sanitario per almeno una sera la settimana e almeno due domeniche al mese, allo scopo di aumentare il tempo dedicato all’erogazione di prestazioni sanitarie in regime convenzionato (con la ricetta/impegnativa del medico);
monitoraggio e pubblicazione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, distinti per ad ogni struttura, pubblica e privata convenzionata, ospedaliera e distrettuale;
istituzione del responsabile unico aziendale delle liste d’attesa (Rula), che risponde dell’attuazione e del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel Piano per il contenimento dei tempi di attesa e delle attività di monitoraggio e pubblicazione dei dati;
sospensione dell’attività libero professionale intramuraria laddove vi sia un divario eccessivo tra i tempi di attesa in libera professione intramoenia e i tempi di attesa in regime convenzionato. La sospensione viene revocata allorquando i tempi di attesa della prestazione in regime convenzionato tornino ad essere compatibili con quelli necessari in regime libero-professionale;
attribuzione al difensore civico la funzione di “Garante per il diritto alla salute”.

 

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Cons. Claudio Cia

Cons. Alessandro Savoi

Cons. Giacomo Bezzi

 

 

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