VIDEONEWS & sponsored

(in )

CIA* LA “RINUNCIA” AL VITALIZIO PARLAMENTARE DI OLIVIERI PER LA PRESIDENZA A22? UNA SCELTA OBBLIGATA

La “rinuncia” al vitalizio parlamentare di Olivieri per la presidenza A22? Una scelta obbligata. Grande risalto è stato dato da parte di alcuni media trentini alla decisione di Luigi Olivieri, successore designato di Andrea Girardi alla presidenza di A22, di “rinunciare” al vitalizio da ex parlamentare.

Ora, nonostante l’enfasi dei titoli lasci intendere un clamoroso gesto di coraggio e di integrità, si vorrebbe intervenire evidenziando che tale ponderata “decisione” era in realtà una conclusione obbligata, infatti si sarebbe creata una situazione di cumulo del compenso da Presidente con il vitalizio da ex parlamentare, condizione che impone la “sospensione” del vitalizio. Quindi nessuna “formula magica” trovata da Olivieri, ma semplicemente l’applicazione delle norme regolamentari.

Per delineare meglio la questione è forse il caso di precisare che l’esponente del Pd (perché è bene ricordare che la “staffetta” alla presidenza A22 è esclusivamente questione di spartizione politica delle poltrone) percepirà i circa 100.000 euro previsti per la presidenza di A22, “sospendendo” il vitalizio romano che ammonta a circa un terzo: questo per dire che l’interessato non dovrebbe aver fatto tanto fatica ad adattarsi al rispetto delle regole.

Significa che ci sono voluti 4 mesi per fare chiarezza su una questione che non avrebbe dovuto necessitare di interpretazioni. La sensazione che si lascia al comune cittadino è che in questi mesi si sia temporeggiato per cercare qualche garbuglio per aggirare le norme.

Curioso inoltre che Olivieri abbia fatto saper di aver restituito 5.000 euro incassati come membro del comitato esecutivo di A22, quando la previsione dei compensi dei componenti il CdA era quantificata per lo stesso da A22 in 13.333.33€ euro, più 300 quale gettone di presenza per ogni seduta.

Dalle precisazioni degli “uffici della Provincia” sulla stampa si apprende inoltre che A22 non è considerabile come “ente di diritto privato in controllo pubblico di livello provinciale o regionale”, perché “la Provincia autonoma di Trento e la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige non ne detengono la maggioranza azionaria sia perché, tra i soci, figurano enti territoriali non ricadenti nel territorio trentino e altoatesino”.

Considerazione interessante, tanto più che negli ultimi mesi abbiamo più volte visto Rossi e Kompatscher recarsi a Roma per chiedere a gran voce il rinnovo della concessione di A22 in virtù proprio delle quote azionarie dalla Regione e delle due Provincie autonome, che rappresentano il 45,3% della società (senza contare i due Comuni di Trento e Bolzano con le cui quote si supererebbe il 53,7%).

Cons. Claudio Cia