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CIA (FDI) * OSPEDALE CAVALESE (TN): « UTILIZZIAMO QUEI FONDI PER INVESTIMENTI PRIORITARI IN AMBITO SOCIO-SANITARIO, NELLE VALLI DELL’AVISIO »

Nuovo Ospedale di Cavalese, Cia (FdI): “Utilizziamo quei fondi per investimenti prioritari in ambito socio-sanitario nelle Valli dell’Avisio”.

Sembra essersi temporaneamente sopito, probabilmente in attesa dell’esito delle valutazioni dei tecnici del NAVIP (Nucleo per la valutazione degli investimenti pubblici), il dibattito politico riguardante la proposta presentata dall’Associazione temporanea di imprese con a capo la Mak Costruzioni riguardante la realizzazione del Nuovo Ospedale di Cavalese in zona Masi con il metodo della finanza di progetto. Un’operazione questa che ha attirato l’attenzione e alimentato le perplessità del grande pubblico da un lato per la coltre di nebbia in cui pare essere avvolta e dall’altro per il valore della stessa: 120 milioni di euro. Se si considera infatti che lo stanziamento per il progetto di ristrutturazione dell’attuale struttura ammonta a 32 milioni e che solamente tra il 2013 e il 2015 la Giunta provinciale guidata dal Presidente Rossi ha tagliato alla sanità trentina 100 milioni di euro, diviene allora lecito fantasticare su ciò che la politica provinciale potrebbe utilmente realizzare con un investimento di portata pari a quello della sopracitata operazione nelle Valli dell’Avisio.

E’ infatti innegabile che l’attuale pandemia ci abbia fatto comprendere una volta di più come anche le realtà decentrate possano assumere un importante ruolo di filtro per gli ospedali di “macroarea”. Volendo dunque ipotizzare di portare a termine l’intervento di ristrutturazione dell’attuale ospedale di Cavalese, ci rimarrebbero comunque sufficienti risorse da investire sia sull’attività di ricerca di professionisti disposti a lavorare nelle realtà di valle, sia per quanto riguarda – per esempio – gli investimenti in ambito socio-sanitario. Il contesto sociale delle valli, che vede da un lato il costante aumento della popolazione anziana e dall’altro la disgregazione dei nuclei familiari a seguito dello spostamento dei figli e nipoti verso i grandi centri per motivi di lavoro, ci impone di approntare alcune soluzioni, se non vogliamo che i nostri nonni in futuro patiscano oltre alle sofferenze della malattia, anche quelle dovute al senso di abbandono e alla solitudine.

Una speciale attenzione andrebbe dunque riservata alle RSA: strutture che negli ultimi anni hanno visto cambiare radicalmente le modalità di erogazione dei propri servizi. Esse sono passate infatti da Case di Riposo con ospiti semi-autosufficienti, a Residenze Sanitarie Assistenziali con ospiti sempre più impegnativi dal punto di vista assistenziale e con una varietà di patologie non diversamente collocabili, specialmente nelle nostre valli dove sono carenti le strutture alternative. E’ tuttavia chiaro che la risposta alle necessità dei nostri cittadini non possa venire solamente dalle RSA. Ecco che allora parte dei fondi potrebbe essere utilizzato per ripensare l’organizzazione delle strutture già presenti sul territorio, integrandole con sevizi di cure intermedie in grado di fornire sia attività assistenziali che riabilitative – nell’ottica di un trattamento di lungodegenza – che favoriscano la preparazione del paziente per il ritorno al domicilio oppure per un ricovero in forma stabile in casa di riposo. Questo tipo di intervento in particolare, permetterebbe in primis la permanenza sul territorio di residenza dei pazienti che altrimenti verrebbero dislocati su tutto il territorio provinciale (lontani dunque dai loro affetti) e anche alle famiglie di attrezzarsi e svolgere con più tranquillità la necessaria burocrazia per avviare rapporti di assistenza a domicilio oppure in RSA. Questo è l’intervento prioritario per le Valli dell’Avisio.

 

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Cons. Claudio Cia

Presidente del Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia – Trentino