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CIA – BEZZI – SAVOI * SANITÀ TRENTINA: ” CITTADINI COSTRETTI DALLA POLITICA AD AFFOLLARE IL PRONTO SOCCORSO? “

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16.40 - martedì 31 luglio 2018

Sono del giugno 2016 le modifiche alle disposizioni in materia di ticket del pronto soccorso approvate dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Luca Zeni e entrate in vigore il primo agosto. L’obiettivo era quello di scoraggiare quanti si rivolgono al pronto soccorso per fruire immediatamente di una o più prestazioni specialistiche non urgenti, scavalcando l’iter ordinario della prescrizione presso il medico di base.

Il provvedimento non aumentava gli importi del ticket, che venivano confermati in massimo 75 euro per i codici bianchi e 50 euro per i codici verdi.

Dai dati forniti dall’Apss relativi agli accessi tra l’anno 2011 e 2015, suddivisi per codice colore triage, possiamo notare come la prima introduzione del ticket nel 2011 avesse prodotto un drastico calo degli accessi totali in codice bianco da 41.436 a 36.472. Si rammenta che tale codice implica l’assenza di urgenza: il paziente non è in pericolo, non ha bisogno dell’intervento del pronto soccorso e può rivolgersi al proprio medico.

Sebbene i ticket abbiano avuto sulla popolazione un iniziale effetto deterrente, rileviamo come l’introduzione degli stessi non abbia prodotto migliorie, andando semmai a creare un intasamento di persone accalcate nei pronto soccorso di Trento e Rovereto. Il sospetto è che i ticket stiano surrettiziamente servendo non a ridurre gli accessi, bensì a fare cassa per l’Apss.

C’è anche da dire che i medici di medicina generale sono stati ridotti dalla politica a svolgere prevalentemente attività burocratiche e tendono sempre più, in un’ottica difensiva, ad indirizzare verso le strutture sanitarie.

Inoltre le auspicate associazioni tra medici di medicina generale sembrano al momento offrire più risposte ai medici stessi, piuttosto che ai pazienti: può capitare infatti che il paziente debba rincorrere il medico associato in altri ambulatori sul territorio quando il proprio è assente, oppure che le assenze tra medici associati si sovrappongano, con il conseguente smarrimento dell’utenza che spesso sceglie altre strade.

Si aggiunga il fatto che i pazienti non di rado si recano direttamente in pronto soccorso, saltando il ragionevole step della visita del proprio medico di medicina generale, per il semplice fatto che spesso per essere da lui visitati bisogna prendere appuntamento e non sempre la cosa è immediata, risultando temporalmente più conveniente una lunga attesa in pronto soccorso per una presunta urgenza (va ricordato che il paziente non è di per sé in grado di comprendere l’effettiva gravità della sua problematica) piuttosto che rimandare il consulto medico.

Altro elemento che provoca intoppi è l’elevata presenza di stranieri nullatenenti, i quali non dispongono di medico di base e pertanto si recano da soli negli ospedali. Infine va sottolineata la scarsa fiducia che i cittadini nutrono nei confronti dell’operato della guardia medica, accresciuta dal fatto che questa non riesce a rispondere alle richieste dei cittadini per la carenza di strumenti e per l’impossibilità di copertura di zone troppo ampie, elementi imputabili al suo notevole ridimensionamento.

Sugli accessi al pronto soccorso il Primario ebbe a dichiarare “che circa la metà potrebbe (anzi dovrebbe) evitare di ricorrere al pronto soccorso rivolgendosi, invece, al medico di base”.

Se è onesto dire che la nostra sanità ha bisogno che i cittadini mettano mano al portafoglio quando si recano al Pronto Soccorso per futili motivi, altrettanto onesto sarebbe impegnarsi a non costringere i cittadini a bypassare il medico di medicina generale o il medico di guardia perché inaccessibili e così dover chiamare l’ambulanza o recarsi al pronto soccorso con il proprio mezzo per avere una risposta sanitaria.

 

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Consiglieri Claudio Cia, Giacomo Bezzi, Alessandro Savoi

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