Da anni sentiamo parlare di tagli, “efficientamenti”, razionalizzazione della spesa, “riorganizzazioni” il cui scopo – a parole – è quello di “risparmiare senza tagliare il livello di assistenza sanitaria”. Ciò che invece è davvero mancato negli anni di Governo della nostra Provincia da parte del centrosinistra è stata la capacità di programmazione in ambito sanitario.

La foga di razionalizzare e accorpare al fine di risparmiare, senza in realtà porsi il problema di “programmare”, ha finito per condurci alla situazione attuale. Ecco che laddove i primari iniziavano ad andare in pensione, non si è pensato alla loro sostituzione ma le unità operative (radiologia, patologia clinica e alcuni reparti anestesia per fare degli esempi) sono state trasformate in multizonali con un unico primario (ciò ci ricorda quanto avvenuto anche nei Comuni trentini: con le gestioni associate e la condivisione dei servizi, il personale dei singoli enti che andava in pensione non poteva essere sostituito, assunzioni queste, che solo ora – ad incubo finito – possono lentamente ricominciare).

Ecco che a furia di tagliare posti letto negli ospedali pubblici (342 quelli tagliati solamente tra il 2011 e il 2015 dal centrosinistra) e di adottare il modello delle camere promiscue, adesso occorre investire e correre a convenzionarsi con le strutture private per garantire il medesimo servizio. Senza parlare della mancata pianificazione sul fronte della medicina generale, questione che ci porta oggi a vivere una situazione difficoltosa, peggiorata dalla scarsa appetibilità del Trentino per i giovani medici.

E’ per cose come queste che fanno sorridere interventi come quello odierno della capogruppo del Partito democratico Sara Ferrari, in cui il Presidente Maurizio Fugatti e la sua Giunta vengono tacciati di agire in modo propagandistico ed irresponsabile. Chi realmente, negli ultimi vent’anni, ha condotto una politica approssimativa e mistificatoria della realtà, è proprio il centrosinistra trentino, con i suoi tagli che hanno finito per impoverire un ambito centrale per l’intera società, riducendo i presidi territoriali di prevenzione e, di fatto, aumentando la spesa sanitaria invece di ridurla.

Mi si permetta quindi di salutare con grande felicità il cambio di paradigma nella politica trentina che, nella prossima manovra di bilancio per il 2021, porterà ad un investimento sul fronte della sanità pubblica di 100 milioni di euro per sostenere le spese del periodo Covid: personale, investimenti di ammodernamento delle strutture e per le terapie intensive (nel luglio 2013, si ricordi, l’allora Assessore alla sanità Ugo Rossi annunciò un piano di “razionalizzazione” che avrebbe dovuto portare ad una riduzione delle assegnazioni a favore dell’Azienda sanitaria da parte della Provincia, proprio dello stesso importo, entro il 2015).

 

*

Cons. Claudio Cia