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Mafia in Trentino, Cia (AGIRE): “Non si dimentichi la storia dei soggiorni obbligati al nord”. A chi – come l’ex Governatore Ugo Rossi – ha sempre sostenuto che “la ‘ndrangheta è in Calabria, non in Trentino” (virgolettato de “l’Adige” di oggi che riporta la posizione espressa proprio dall’ex-Presidente della nostra Provincia in occasione della Relazione antimafia 2018), tocca rispondere con le lucide parole dell’Avv. Carlo Palermo (già sostituto procuratore a Trento dal 1975 al 1984 e poi Consigliere provinciale) rilasciate qualche mese fa al “Corriere del Trentino” su un tema – quello del “come arrivò la mafia al Nord” – che i giornali paiono voler trascurare: “A cavallo fra gli anni ’70 e ‘80 i magistrati potevano mandare i sospettati al Nord con soggiorni obbligati.

E’ stato così che sono venute al Nord tante persone che erano sospettate di reati al Sud e che poi hanno formato aggregazioni con la criminalità comune al Nord, esportando i loro rapporti conoscitivi e i loro modelli di criminalità”.

Molti purtroppo non ne sono a conoscenza, ma in quegli anni molti dei trentini che abitavano nelle nostre valli si ribellarono all’ingiusta legge statale (la n. 575 del 31.05.1965) che permetteva ai mafiosi di venire in “villeggiatura” nei nostri paesi (spesso venendo tacciati di razzismo, provincialismo e di avere una mentalità chiusa) riuscendo in alcuni casi – attraverso l’organizzazione di cortei, manifestazioni e proteste cui partecipavano anche i membri dell’allora PPTT.UE (il dott. Enrico Pruner in primis, ma anche il Cons. Domenico Fedel) – ad evitare lo sbarco di una metastasi che era destinata ad incancrenire il nostro tessuto sociale, economico e politico, con i risultati che possiamo “apprezzare” oggi sui giornali.

 

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Cons. Claudio Cia
Segretario Politico di AGIRE per il Trentino