QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Cia sulle affermazioni di Faustini: “Scorretto. Io ho espresso un pensiero politico, lui mi attacca a livello personale, dimostrando disonestà intellettuale e di non essere informato”.

Ho letto con delusione la risposta che il direttore del quotidiano “l’Adige”, Alberto Faustini, somministra oggi ad un lettore che, nello spazio dedicato alle lettere, critica la pubblicazione di una mia lettera il giorno precedente, a suo dire troppo lunga.

Faustini scrive che il lettore ha ragione, che “la lettera era troppo lunga e andava tagliata”, e aggiunge: “Ho pensato che Cia mi avrebbe accusato d’essere un censore e mi sono trattenuto”. No caro direttore, lei è scorretto. Io ho chiamato il suo giornale, chiedendo espressamente di lei, per avvisare che avrei spedito una lettera più lunga del normale, chiedendo cortesemente di valutarne la pubblicazione su l’Adige. Questa è la verità. Perché a differenza di altri politici, magari ex direttori di quotidiani, io non ho mai chiamato in redazione per lamentarmi della non pubblicazione di quanto invio, o per contestare articoli di altri.

Ma il direttore va oltre e, dopo aver vantato la sua risposta contro il sottoscritto, si inerpica a rispondere al lettore in merito a quella che è una vera e propria leggenda metropolitana: Cia che rincorre e fa “arrestare un innocente solo perché di pelle nera”. Faustini scrive che il ragazzo “non aveva colpe” ma, gli “pare di ricordare” che alla fine venne archiviata anche la presunta diffamazione di Cia, “consigliere che avrebbe comunque potuto gestire in modo diverso la vicenda, se non altro cospargendosi il capo di cenere”. Niente meno! Caro direttore, anche qui si dimostra scorretto. Invece che nascondersi dietro ai “pare di ricordare” le riassumo io la vicenda: il procedimento è stato archiviato perché gli elementi acquisiti non sono stati ritenuti idonei a sostenere l’accusa. Addirittura il P.M. ha evidenziato come il soggetto aveva una situazione “già compromessa per una precedente denuncia di spaccio e per alcuni comportamenti di violazione delle regole cui seguì l’arresto”, e non certo per la pubblicazione di alcune foto su Facebook da parte del sottoscritto, che non hanno in alcun modo danneggiato l’imputato, ma addirittura, scrive il P.M., “aumentarono il suo prestigio criminale”. Lei difenda pure queste persone, ne ha tutto il diritto e ha fatto la sua scelta, ma non si permetta di dirmi che dovrei anche cospargermi il capo di cenere.

Ma non è finita qui, Faustini chiude la sua replica scrivendo che “Cia, per quanto possa sembrare assurdo, ha una certa coerenza in merito: ce l’ha da sempre con gli stranieri e persino con la Chiesa che osa accoglierli, mi par d’aver capito”. Anche qui, nascosto dietro un “mi par d’aver capito”, Faustini spara la sua sentenza, il suo giudizio, forse più un pregiudizio: Cia ce l’ha con stranieri e Chiesa, da sempre. Non ci si scappa, così ha sentenziato. Ovviamente è una sua considerazione personale, non sostenuta da alcun elemento oggettivo, che però ferisce e infastidisce. Io nella mia lettera del giorno precedente e nei miei interventi esprimo un pensiero politico, lui mi attacca invece a livello personale, dimostrando disonestà intellettuale e di non essere informato, e questo preoccupa, perché dalla sua posizione di direttore di giornale contribuisce con le sue uscite a fare “opinione”, facendo passare un messaggio non veritiero.

Claudio Cia