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CIA (AGIRE) * CORONAVIRUS: « L’INAIL HA STABILIO CHE IL COVID-19 È CLASSIFICABILE COME “INFORTUNIO SUL LAVORO”, ASSURDITÀ CHE OSTACOLA LA RIPARTENZA »

Covid-19 come infortunio sul lavoro. Cia (AGIRE): “Assurdità che ostacola la ripartenza. Si pensi localmente a una certificazione per gli spazi di lavoro”.

Con una circolare emanata giovedì 30 aprile il presidente dell’Inail ha ufficialmente stabilito che il Covid-19 contratto sul lavoro non è classificabile come “malattia professionale” ma come “infortunio sul lavoro”.

Questa decisione sta creando grossi problemi ai nostri imprenditori perché, in caso di decesso del lavoratore che dichiarasse di aver contratto il Coronavirus sul posto di lavoro (con tutta la difficoltà di dimostrare il nesso di causalità tra il contagio e l’eventuale decesso con l’esposizione al virus proprio nel luogo di lavoro), in capo al datore di lavoro scatterebbe una responsabilità penale per omicidio colposo. Negli ultimi giorni, a causa di questa notizia, molti imprenditori hanno deciso di rimandare l’apertura dei loro stabilimenti (un caso emblematico è quello de “La Sportiva” di Lorenzo Delladio, pronto a riaprire dal 4 maggio, ma costretto al dietrofront).

Al netto dell’urgenza di una modifica a livello nazionale della direttiva in questione, a livello locale potrebbe essere interessante sviluppare l’introduzione di sistemi di monitoraggio e di comunicazione efficace della sicurezza dei luoghi, come ad esempio l’istituzione di una certificazione provinciale. E’ una tematica che è stata sottolineata più volte dal sottoscritto, anche a mezzo stampa, ma anche dal gruppo di esperti nominato dalla Giunta provinciale per definire una strategia quadro di rilancio a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19. Una tale forma di certificazione permetterebbe di evidenziare come un luogo – ad esempio uno stabilimento, un esercizio commerciale, un ufficio pubblico – si attiene agli standard di sicurezza definiti dalle linee guida, che si spera inoltre possano “consolidarsi” nei prossimi giorni, e non cambiare di continuo.

La certificazione “Covid-free” potrebbe essere utile, oltre che per sgravare gli imprenditori dall’accusa che il lavoratore possa aver contratto il virus sul posto di lavoro, laddove venga dimostrato che all’interno dell’azienda le linee guida vengono seguite, soprattutto per stimolare la fiducia nei confronti della nostra Provincia da parte dei consumatori e turisti.

 

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Cons. Claudio Cia