PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 13)

Piuttosto che parlare di ticket, impegniamoci a non indurre i cittadini a bypassare il medico di medicina generale.

Sono del giugno 2016 le modifiche alle disposizioni in materia di ticket del pronto soccorso approvate dalla Giunta provinciale su proposta dell’ex Assessore Luca Zeni e entrate in vigore il primo agosto dello stesso anno. L’obiettivo era quello di scoraggiare quanti si rivolgono al pronto soccorso per fruire immediatamente di una o più prestazioni specialistiche non urgenti, scavalcando l’iter ordinario della prescrizione presso il medico di base.

Sebbene i ticket abbiano avuto sulla popolazione un iniziale effetto deterrente, rileviamo come l’introduzione degli stessi non abbia prodotto migliorie, andando semmai a creare un intasamento di persone accalcate nei pronto soccorso di Trento e Rovereto. Ora per mettere un freno agli accessi facili il primario Ramponi fa la proposta-provocazione di introdurre un superticket da 500 euro. Vien da sé che questa ipotesi non spaventa di certo quanti sono abituati a non pagare nessun ticket e che spesso sono i responsabili del carico di lavoro ingiustificato del Pronto soccorso.

La mia impressione è che ancora una volta ci si preoccupi ostinatamente a trattare il sintomo di un problema reale sostituendo il dosaggio del “farmaco ticket”, anziché affrontando con obiettività le cause che stanno alla base dell’ingolfamento del Pronto soccorso. Problema che, a mio parere, si è aggravato negli anni a seguito della politica dell’accentramento dei servizi sanitari, l’introduzione dell’appuntamento per essere ricevuti dal medico di medicina generale (meglio conosciuto come medico di famiglia), la diminuita presenza dei medici di guardia sul territorio e altro ancora. Criticità che la Giunta Fugatti ha ereditato e a cui sta cercando di porre soluzioni strutturali e non palliative. Cosa non semplice.

Dobbiamo non sottovalutare le considerazioni degli asistiti, renderci conto che i medici di medicina generale negli anni sono stati ridotti dalla politica a svolgere prevalentemente attività burocratiche e sempre più, in un’ottica difensiva, si trovano ad indirizzare i loro assistiti verso le strutture sanitarie. Inoltre le auspicate associazioni tra medici di medicina generale pare non siano così funzionali agli assistiti: può capitare infatti che il paziente debba rincorrere il medico associato in altri ambulatori sul territorio quando il proprio è assente, oppure che le assenze tra medici associati si sovrappongano, con il conseguente smarrimento dell’utenza che spesso sceglie altre strade. Si aggiunga il fatto che i pazienti non di rado si recano direttamente in pronto soccorso, saltando il ragionevole step della visita del proprio medico di medicina generale, per il semplice fatto che spesso per essere da lui visitati bisogna prendere appuntamento e non sempre la cosa è immediata, risultando temporalmente più conveniente una lunga attesa in pronto soccorso per una presunta urgenza (va ricordato che il paziente non è di per sé in grado di comprendere l’effettiva gravità della sua problematica) piuttosto che rimandare il consulto medico.

Infine va sottolineata la scarsa considerazione che i cittadini hanno maturato negli anni nei confronti dell’operato della guardia medica, accresciuta dal fatto che questa non è messa nelle condizioni di rispondere alle aspettative per la carenza di strumenti e per l’impossibilità di copertura di zone troppo ampie, elementi imputabili al suo notevole ridimensionamento.

Se è onesto dire che la nostra sanità ha bisogno che i cittadini mettano mano al portafoglio quando si recano al Pronto Soccorso per futili motivi, altrettanto onesto sarebbe impegnarsi a non indurre i cittadini a bypassare il medico di medicina generale o il medico di guardia perché inaccessibili e così dover chiamare l’ambulanza o recarsi al pronto soccorso con il proprio mezzo per avere la risposta sanitaria auspicata.

 

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Consigliere Claudio Cia