Sanità privata: oss e infermieri in “cassa”. Gianna Colle: «Assurdo: troviamo il modo di farli lavorare, per dare sostegno ai colleghi del pubblico e per far loro percepire lo stipendio pieno»

Mentre la carenza di infermieri e oss si fa sentire sempre più forte nel settore della sanità pubblica, mano a mano che sale il numero dei contagiati e che i turni diventano sempre più faticosi, c’è da annotare il fatto che, nella sanità privata, si sta assistendo al contrario a un vero e proprio fermo.

Spiega Gianna Colle, della Funzione pubblica Cgil (che ha iscritti anche nel settore della sanità privata): «Firmiamo per la cassa integrazione dei dipendenti, in modo da tutelarli e consentire loro di percepire comunque uno stipendio. Ma è chiaro che questa non può essere considerata una soluzione valida: se ci fosse un tavolo di coordinamento sulla stregua di quello nazionale, si potrebbero affrontare questi temi congiuntamente e stilare un protocollo, magari proponendo anche soluzioni innovative collocando temporaneamente il personale del privato nel pubblico, oppure percorrendo strade già conosciute come già fatto nel passato con le ostetriche. Si badi bene, questo va a tutela di tutti i lavoratori del sistema sanitario che si aiuterebbero a vicenda: quelli del pubblico potrebbero essere sgravati di un notevole carico di lavoro, quelli del privato che potrebbero in tal modo ricevere lo stipendio pieno e non quello – decurtato – della cassa integrazione».

Questo ulteriore argomento si inserisce, evidentemente, in quello più ampio e da tempo sostenuto dal segretario generale della Fp Cgil Luigi Diaspro. «Tale questione, come tutte le altre sul tavolo – dove dirottare i medici neo assunti, come riorganizzare i reparti ospedalieri, quali ospedali dedicare esclusivamente al Covid, come garantire alloggi agli operatori, come giustificare la contraddizione tra le ferie forzate di professionisti in servizio col rientro di quelli in pensione – dovrebbero essere al centro di un tavolo di coordinamento o, meglio, di un comitato paritetico di verifica con Azienda sanitaria, sindacati e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Così si potrebbe creare un coordinamento vero e più efficace di mezzi e risorse».