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CGIL – FP / TRENTINO * SANITÀ – COVID: « DALLE CORSIE OSPEDALIERE RACCOGLIAMO IL GRIDO DI DOLORE, L’OPACITÀ DI ALCUNE SCELTE TOGLIE LA FIDUCIA AI LAVORATORI »

Cgil raccoglie il grido di dolore delle corsie. L’opacità di alcune scelte toglie ai lavoratori anche la fiducia.

Il segretario generale della Fp Cgil del Trentino, Luigi Diaspro, fa il punto tra la drammatica situazione degli operatori sanitari e le scelte adottate dalla politica locale.

Il dato dei ricoveri in terapie intensive, reparti di malattie infettive e in alta intensità sono con ogni evidenza oltre che allarmanti per il Trentino. I focolai registrati all’interno dell’Ospedale Santa Chiara con contagio di pazienti, medici e infermieri che si aggiungono ai tanti, troppi, nelle stesse condizioni sia nelle strutture sanitarie che nelle case di riposo, rappresentano un culmine non più sostenibile. Allora, quando parliamo del “che fare” dovremmo prima di tutto pensare a loro, a queste lavoratrici e lavoratori che sono allo stremo ma non da ora, da marzo scorso e non ce la fanno più.

È inconcepibile che si continui a fare discussioni sul cenone di Natale, da settimane, e declinare poi i dati sull’epidemia come una variabile indipendente: qualsiasi scelta dovrebbe partire dalla considerazione di questi operatori che non ce la fanno più. Basta continuare a parlare di margini di capienza di ricoveri e rianimazione: non ci sono più margini! Non c’è modo di reclutare nuovo personale se non contendendolo ad altri territori o altre strutture, quello che c’è continua a decimarsi per i contagi: oltre a fare loro elogi pelosi vogliamo prendere qualche provvedimento che aiuti davvero – oltre che i cittadini – questi lavoratori che, tra l’altro, a breve dovranno anche impegnarsi per la straordinaria campagna di vaccinazioni sul territorio? Sempre loro, sempre gli stessi?

Qual è il punto reale della situazione? Qual è la sinergia tra sanità pubblica e privata sul territorio per fare fronte all’epidemia? Il premio Covid che è stato in parte “elargito”: basta e avanza per chiedere questi enormi sacrifici ai lavoratori? E come la mettiamo col fatto che, malgrado tutto questo, non sia stato messo neppure un euro per il rinnovo del loro contratto di lavoro? Ragioni di opportunità, ci è stato detto dal presidente Fugatti!

Non crediamo allora di dover aggiungere molto a commento di quanto sta emergendo sulla gestione di questa seconda ondata, che sconta prima di ogni altra cosa una narrazione colpevolmente riduttiva, per usare un eufemismo, attendista e opportunista. Irrispettosa, del lavoro di chi sta in prima linea e di tutti quelli che, dalle retrovie, garantiscono servizi pubblici essenziali sul territorio. Continuo ammiccare al consenso: questo spiega poi le altalenanti uscite, ora su maggior rigore, ora sul liberi tutti e viceversa. Nessuna prospettiva. Solo adesso ci accorgiamo che forse il Natale “anche no”, ma solo perché la Germania e l’Inghilterra stanno adottando misure restrittive più dure, vista la situazione.

Attendiamo, vediamo la curva e la parabola, ma intanto chi sta in prima linea non può dire “attendete” ai tantissimi malati che affollano gli ospedali. Loro bisogna curarli, anche se non ce la fai più. Nelle case di riposo i contagiati tra il personale superano le 500 unità dall’inizio della seconda ondata. E allora ci propongono il tampone rapido per lo screening anche di questi operatori. Incredibile.