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CGIL FP – TRENTINO * PRECARI MUSEI – REPLICA AL DIRETTORE LANZINGER: PIERSANTI, « LUI PREOCCUPATO PER CHI RISCHIA LA VITA OGNI GIORNO, MA I TONI CAMBIANO QUANDO SI PARLA DEI “PILOT” »

Roberta Piersanti (Fp Cgil) interviene sulle dichiarazioni pubbliche del direttore Lanzinger. Con sorpresa e allarme abbiamo letto quanto dichiarato alla stampa dal direttore Lanzinger: «Un senso di colpa nei confronti di tutte le persone esposte per motivi professionali. Medici, infermieri, ma non solo. Mi sento un privilegiato e sono molto dispiaciuto per i lutti, e preoccupato per chi rischia la vita ogni giorno nel proprio lavoro per aiutare gli altri». Ma i toni e le preoccupazioni cambiano quando si parla dei “pilot” dei musei: «Il museo ha il proprio personale, e sono dipendenti provinciali. Ma tutta l’attività nei confronti dei visitatori è sostenuta dai “pilot”. Un’attività appaltata ad alcune società. Per fortuna questi appalti sono veri appalti di lavoro, e tutti i lavoratori sono tutelati nel caso della mancanza di lavoro. A differenza degli Stat.

 

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Uniti, dove in casi simili hanno licenziato».
Ecco. In primo luogo anche noi siamo molto preoccupati per chi è in prima linea e quotidianamente, come Fp Cgil, siamo al loro fianco per le massime tutele e sostegno. Il passaggio sui pilot invece ci spiace molto: non va bene citare i paesi dove le tutele dei lavoratori sono minori, perché sarebbe facile rispondere al direttore che esistono anche molti enti guidati da dirigenti a tempo determinato. Sappiamo bene tutti che al peggio non c’è mai fine.

Abbiamo lanciato più volte l’allarme per il destino di oltre 200 lavoratori dipendenti delle aziende appaltatrici dei servizi museali del Trentino, sui quali grava ora anche la riduzione delle attività causa Covid-19 e la riprogrammazione del bilancio richiesta dalla Provincia ai musei stessi. Sono lavoratori che gestiscono la didattica – i “pilot” – ma anche biglietteria, accoglienza e sorveglianza (al Muse sono 80, tra Museo Storico, Buonconsiglio e Mart altri 60 solo per citare i principali).

Più volte abbiamo denunciato le condizioni di lavoro di queste persone, ben prima dell’emergenza Covid. Contratti spesso a 18 ore settimana, in realtà con settimane a 38 e altre a zero ore. Senza certezza dei turni se non a brevissima distanza. Lavoratori provenienti anche da fuori regione e che percepiscono, in media, 800 euro al mese! Spesso con contratti a termine. Ma sono l’anima dei nostri musei. Sono le guide che portano i bambini alla scoperta della scienza, della storia e dell’arte.

Lanzinger si ispira spesso all’America: ben prima della pandemia, quando le cose “funzionavano”, avevamo chiesto per questi “lavoratori tutelati” che il Muse attuasse un sistema di prenotazioni che garantisse orari di lavoro decorosi, ci aveva risposto che negli Usa utilizzano totem anziché persone. Certamente i totem non si lamentano per non poter avere una vita extralavorativa.

«Queste società hanno strumenti di tutela. Non stiamo lasciando per strada nessuno». Dice ancora Lanzinger. Benissimo, allora vediamo di cosa stiamo parlando: un precario che prenderebbe 800 euro, riceve oggi circa 300 euro netti e magari si è spostato qua, con la sua laurea e dottorati, dal Sud e deve mantenersi. Inoltre non ha alcuna certezza della ripresa delle attività. Come spiega ancora Lanzinger: «Abbiamo un sistema di copertura che ci dà la possibilità di arrivare a fine anno». E poi? Che ne sarà dei precari? Dice ancora il direttore: «È chiaro che in previsione di una riduzione del numero di visitatori dovremo inventare nuove forme di lavoro, ma tutto questo lo definiremo a seconda degli scenari che si presenteranno». Con buona pace dei precari, destinati ad attendere, a resistere, a sperare.

Ma chissà perché, gli eroi delle corsie di ospedale e delle rsa suscitano nel direttore un senso di colpa. I pilot no. Insomma, il metodo quasi “all’americana”, in cui i lavoratori vengono considerati alla stregua di una fornitura, come una stampante o un tavolino, di fatto – seppur declinato con alcune misure di protezione sociale – è sostenuto proprio da un sistema museale che da tempo ha virato verso l’esternalizzazione di competenze che dovrebbero costituire il cuore delle attività.