Le comunicazioni allarmate del dott. Bordon sull’insufficienza di strumenti e personale per far fronte all’emergenza niente affatto in calo non possono che determinare altrettanta e ulteriore preoccupazione tra medici e operatori in prima linea negli ospedali e case di riposo.

In particolare, la continua diffusione del contagio nelle RSA e l’urgente necessità di Infermieri e Oss per sostituire colleghi ammalati in strutture che per oltre il 50% sono interessate da un alto livello di contagio, pone l’esigenza di definire con estrema chiarezza modalità e condizioni con cui si possa reclutare nuovo personale a supporto.

Oltre alle consuete facoltà assunzionali – nuovi contratti di lavoro a tempo determinato, collaborazione etc. – è in discussione il possibile utilizzo di personale dipendente di strutture pubbliche (Comuni e Comunità di Valle) e private (Terzo settore e cooperative in particolare).

Ci sono sicuramente questioni tecnico-giuridiche da affrontare in queste ore così convulse, che stiamo seguendo con la massima attenzione per coniugare tempestività d’azione e adeguate tutele al personale. Per questo è importante il coinvolgimento delle OO.SS. nell’adozione di strumenti idonei da implementare rapidamente.

L’abbiamo detto e ripetuto, occorre fare in fretta ma allo stesso tempo assicurare massima sicurezza ai tanti operatori che manifestano la disponibilità a dare una mano, con estrema generosità, dai vari settori pubblici e privati già operanti nell’ambito dei servizi socio sanitari sul territorio.

È tuttavia necessario porre alcuni vincoli. Fp Cgil, nel fare appello alla massima disponibilità a supportare i colleghi in difficoltà – così come ha fatto il dottor Bordon per i medici – chiarisce che occorre fare affidamento su volontarietà, professionalità esclusive di Infermieri e Oss, dotazione di dispositivi di protezione adeguati (mascherine FFP2” o FFP3, camici, calzari, guanti, etc.), tempestivo ma puntuale step formativo, chiarezza su disponibilità di alloggi, rimborsi spese, coperture assicurative. Questi i vincoli necessari per dare risposte e salvaguardare chi offre aiuto.

In questo momento così drammatico non possiamo aggiungere all’emergenza in atto altre questioni quali la legittimità di una mobilità d’ufficio, dunque forzata, magari anche per operatori con professionalità non coerenti con il settore sanitario e socio sanitario.

È nota da settimane la denuncia degli operatori di tutte le strutture residenziali sanitarie per la carenza o l’inadeguatezza dei dispositivi di protezione, la preoccupazione elevata per l’estrema diffusione del contagio tra il personale, i turni massacranti e l’auto isolamento per salvaguardare i familiari. Vorremmo quindi che chi è chiamato ad operare in queste condizioni lo facesse con estrema consapevolezza e volontarietà.

Facciamo presto ma facciamo bene: assicuriamo e sosteniamo tutti gli operatori in possesso dei requisiti professionali idonei che vogliono dare una mano ma a patto di garantire loro – assieme a tutti gli altri già in trincea – sicurezza, protezione, DPI, formazione tempestiva, tamponi ma, soprattutto, a patto che si tratti di volontari.