PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (ottava puntata format Tv)

Troppe opacità sull’indennità Covid. «Con Fugatti l’autonomia arretra rispetto a Toscana, Emilia, Liguria, Umbria e Veneto: niente risorse e azzerato il confronto».

La Funzione Pubblica Cgil, col segretario generale Luigi Diaspro, sottolinea tutte le carenze dell’operazione con cui la Provincia vuole premiare chi ha garantito e garantisce il funzionamento del sistema sanitario nell’emergenza Covid. Tante, troppe le carenze di una Provincia autonoma che sceglie di fare decisamente peggio delle regioni ordinarie.

Primo elemento critico: i premi saranno erogati usando i 15 milioni che erano sul tavolo del rinnovo contrattuale della sanità: dunque soldi che erano già dei lavoratori. «Emilia, Veneto, Umbria, Liguria e Toscana hanno stanziato risorse specifiche. Fugatti no» spiega Diaspro, ma non basta: «La ripartizione dei premi nel resto d’Italia è stabilita da Protocolli e Accordi sottoscritti da Regioni e Sindacati.

Lo stesso Protocollo Conferenza delle Regioni/ Province Autonome e Sindacati del 29 aprile – sottoscritto dunque anche dalla PAT – demanda a confronti e accordi secondo le regole contrattuali: ebbene, i contratti collettivi trentini prevedono la contrattazione sul sistema di incentivazione del personale, non certo pareri su una delibera già scritta come è successo stamattina in videoconferenza con l’Assessore Segnana e i Dirigenti Ruscitti e Fedrigotti. Allo scippo delle risorse segue lo scippo delle prerogative e del ruolo dei sindacati. Su questo valuteremo anche azioni legali per il rispetto del contratto collettivo di lavoro».

Ma entriamo nei dettagli del testo: «Prevede l’erogazione dei premi in due fasi: la prima a giugno, con evidente effetto di immagine per poter dire di aver premiato il personale medico, infermieri, Oss direttamente impegnati nell’assistenza a pazienti Covid. La seconda fase più in là, non si sa quando, per l’individuazione di ulteriore personale che è stato “significativamente” coinvolto nel contesto emergenziale. Questo non va bene per diversi motivi: il primo è che la Provincia a guida Fugatti ha dimostrato di non rispettare i patti, nemmeno quelli che firma. Dunque la premialità va stabilita ed erogata in un’unica fase. Secondo: la prima fase assorbirà circa 10 milioni e solo 5 ne resteranno per la seconda, ovvero le briciole. Giusto ragionare su un riconoscimento dei diversi gradi di rischio, ma questo si fa contestualmente, insieme al Sindacato».

Veniamo alle cifre: «Nelle premesse di parla di 6 – 10 euro l’ora, nel deliberato invece è scritto 5. Se parliamo comunque di 5 euro lordi, al netto si arriva a 3 scarsi. Ecco quanto vale, per Fugatti, il lavoro degli “eroi”».

C’è poi il tema dell’esclusione dalla prima fase degli operatori delle Rsa cosiddette indenni: la pesante riorganizzazione, l’adeguamento alle misure sanitarie, il rischio e lo stress ci sono stati anche per quegli operatori. Le Case di Riposo sono state l’epicentro di un terremoto. È giusto differenziare Covid e non Covid in una logica tuttavia di inclusione per il riconoscimento concreto del lavoro e del rischio contagio altissimo tra il personale.

Riassumendo: «No alla doppia fase per erogare i premi; occorre definire un quadro complessivo di interventi che includano – seppure a vario titolo – tutto il personale coinvolto nell’emergenza. Estendere l’indennità per malattia infettiva, operazione possibile come reso noto anche dall’Aran. Prevedere un periodo congruo di congedo aggiuntivo (15 giorni) per il personale duramente impegnato nell’emergenza. Contestiamo il periodo considerato dalla Provincia dal 17 marzo al 30 aprile. Per noi l’emergenza va da inizio marzo ed è ancora in corso». Un unico tema vede l’approvazione di Fp Cgil: «La quota sarà uguale per tutte le categorie – dai Medici agli Ausiliari – ed è giusto: se parliamo di rischio sanitario, rischiano allo stesso modo medici, infermieri, oss e coordinatori».