PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 14)

Rette nido, dalla Giunta una risposta positiva ma parziale. Ora serve un intervento su rette massime e un coordinamento formale con le misure statali.

Il dimezzamento delle rette degli asili nido varato dalla Giunta provinciale diventa un po’ più equo. L’esecutivo, accogliendo anche le richieste di Cgil Cisl Uil, ha provato ad armonizzare in modo indiretto l’intervento provinciale, varato per la prima volta dalla Giunta Rossi, con il contributo erogato dall’Inps. In concreto per le famiglie lo sconto provinciale sulle rette verrà calcolato sulla somma non coperta dal bonus statale, e quindi per le rette superiori a 136,37 euro mensili. “Una decisione che va nella giusta direzione – commentano i tre segretari Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. Grazie a questo primo meccanismo di coordinamento tra i due interventi la Provincia risparmierà anche un po’ di risorse che, a questo punto, dovrebbero essere indirizzare per abbattere almeno in parte le rette massime”.

Il provvedimento varato dalla Giunta Fugatti infatti, rende più efficace l’abbattimento delle tariffe nido previsto con l’assegno unico provinciale, ma non risolve tutti i problemi di equità. In particolare restano aperti due questioni. La prima è quella delle rette massime: oggi una famiglia che ha un Icef superiore anche solo per un euro a 0,40 paga rette fino a 300 euro al mese, al netto dello sconto Inps. Chi è appena sotto la soglia Icef paga appena 60 euro cumulando i due benefici, statale e provinciale. “Sarebbe giusto che la giunta destinasse parte delle risorse risparmiate alla riduzione delle tariffe massime oggi pagate da almeno il 25 per cento delle famiglie trentine”.

La seconda riguarda le tariffe inferiori al corrispettivo del bonus nido Inps. In questo caso le famiglie sostengono costi reali, già scontati dalla quota B2 dell’Assegno unico, sotto la soglia Inps di 136,37 euro, pur avendo in mano fatture dei Comuni che gestiscono il servizio più alte di questo limite. Chiedendo il bonus Inps, sulla base delle fatture dei Comuni, rischiano sanzioni e indebiti se non dichiarano quanto percepito della Provincia nell’assegno unico. “E’ necessario che Provincia e Inps provinciale si coordino per trovare una soluzione che non metta in difficoltà le famiglie, come si sta provando a fare per quanto riguarda gli assegni famiglia statali. Se ciò non fosse praticabile sarà indispensabile aprire una trattativa col Governo per il riconoscimento delle potestà dell’Autonomia e del ruolo integrativo del welfare provinciale”, concludono Cgil Cisl e Uil.