PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (undicesima puntata format Tv)

Occupazione. Nei primi quattro mesi dell’anno persi 10.700 posti di lavoro. Cgil Cisl Uil: l’emergenza sanitaria è stata come uno tsunami sul mercato del lavoro locale. Servono strumenti straordinari di sostegno al reddito e un piano per il rilancio degli investimenti.

Nei primi quattro mesi di quest’anno il Trentino ha registrato un saldo occupazionale negativo pari a 10.700 posti in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. I dati elaborati dall’Osservatorio di Agenzia del Lavoro dipingono un quadro allarmante del mercato del lavoro locale. Tra gennaio ed aprile le cessazioni dei rapporti di lavoro sono state 15.224 in più rispetto alle assunzioni. “C’è molto di cui preoccuparsi – ammettono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. L’effetto dell’emergenza coronavirus è stata devastante e ci sono, purtroppo più di un segnale che ci fanno immaginare che la ripartenza difficilmente riuscirà a recuperare sui livelli dello scorso anno”.

In totale si sono registrate 12.500 assunzioni in meno. Il settore dove la riduzione di nuovi rapporti di lavoro è stata più marcata è il terziario con un -35%. Preoccupa non poco anche il secondario, dove le attivazioni si sono ridotte di circa il 30%.

Il recupero appare tutto in salita. Maggio per metà è andato perso e anche a giugno molte realtà hanno deciso di non ripartire o farlo sono parzialmente. La conferma arriva anche dalle richieste di cassa integrazione, che continuano ad arrivare.

Solo per il secondario (manifatturiero e costruzioni) sono state avanzate richieste per 4,5 milioni di ore. “E’ chiaro che questa situazione si ripercuote pesantemente anche sul reddito disponibile dei lavoratori e delle loro famiglie”, sottolineano i tre segretari generali che per questa ragione chiedono un intervento coraggioso da parte della Provincia. “Se le risorse stanziate fino a questo momento per gli ammortizzatori sociali si dovessero dimostrare insufficienti la Giunta dovrà prevedere nella prossima manovra di assestamento misure aggiuntive”.

Per farlo – è questo il pensiero dei sindacati – non si può però attendere che l’acqua arrivi alla gola. “E’ necessario predisporre fin da subito delle misure per integrare la cassa integrazione con causale Covid che ormai volge al termine per molte imprese e che non è stata sufficiente. Allo stesso tempo l’Esecutivo deve fare pressione sul Governo nazionale perché estenda l’ammortizzatore sociale oltre le nove settimane ad oggi previste e in continuità. Chiudere il 2020 sugli stessi livelli occupazionali sarà oggettivamente molto difficile, ma è indispensabile muoversi tempestivamente per arginare gli effetti negativi.

Questo, purtroppo, resterà un annus horribilis per l’occupazione trentina. Per questo, oltre a rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali, serve che la Provincia, senza indugi, appronti un vero piano per il rilancio degli investimenti pubblici e privati”, concludono.