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CGIL CISL UIL – TRENTINO * FASE 2: « AD ESERCENTI, RISTORATORI ED ARTIGIANI SERVE UN PRESIDENTE CHE AGISCA DAVVERO PER CONTENERE IL CONTAGIO »

Fase 2, Cgil Cisl Uil: “Fugatti, basta strumentalizzazioni. Ad esercenti, ristoratori ed artigiani serve un Presidente che agisca davvero per contenere il contagio”.

L’autonomia delle scelte si ottiene con la credibilità e l’impegno del sistema sanitario provinciale. “Riaprire dipende solo da come Fugatti e Segnana gestiscono sanità e prevenzione. Salvi solo grazie alla dedizione degli operatori sanitari, perché la strategia della Giunta è stata fallimentare”.

“La strategia della Giunta fino ad oggi è stata un disastro: se stiamo superando la prima fase di emergenza lo dobbiamo solo alla dedizione di chi opera in Azienda sanitaria e nelle Case di riposo. Ma ora serve uno sforzo in più. Fugatti lo sa benissimo e per questo deve smetterla di perder tempo lanciando proclami in diretta streaming e cercando sempre giustificazioni. Faccia il Presidente e agisca subito per aumentare ancora i tamponi, individuare gli asintomatici, isolare i positivi e tracciare i contagi come stabilisce il Dpcm del Governo. Solo così, solo rafforzando il presidio della sanità pubblica territoriale e potenziando le attività di prevenzione potremo chiedere più autonomia allo Stato e dare una speranza concreta di riapertura a migliaia di imprese e a decine di migliaia di lavoratori. Tutto il resto sono solo chiacchiere per riempire i social”.

Per i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti sono legittime l’ansia, la paura e la rabbia di tanti operatori economici che vedono allontanarsi il momento della riapertura dei propri ristoranti, bar e laboratori. Le loro domande vanno ascoltate e non strumentalizzate perché riguardano migliaia di lavoratori autonomi e decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori dipendenti che operano in questi settori e che oggi sono in cassa integrazione spesso senza un soldo.

“Questi operatori economici – incalzano Grosselli, Bezzi e Alotti – hanno bisogno di un impegno concreto e serio per poter davvero pensare di ripartire, magari in forme nuove o con vincoli più stringenti. Questa possibilità, come ha spiegato bene il dirigente provinciale Ruscitti, non dipendente tanto dall’attuazione delle prescrizioni su salute e sicurezza che sono indispensabili, ma non annullano il rischio di contagio né dentro i luoghi di lavoro, né fuori. Tutto dipende da quello che fanno Fugatti e Segnana alla guida della sanità trentina. Non servono la propaganda, le espressioni di delusione verso il Governo, i finti richiami a presunte leggi da adottare”.

E Cgil Cisl Uil rilanciano: “Lo ribadiamo: se stiamo superando la crisi sanitaria lo dobbiamo solo all’Azienda sanitaria e alle Apsp e alle donne e agli uomini che vi lavorano. Ora serve rimboccarsi le maniche e con un po’ di umiltà rimediare agli errori fatti fino ad oggi dalla Giunta nella gestione dell’emergenza perché, numeri alla mano, la strategia di Fugatti nella gestione dell’emergenza è stata fallimentare e il Trentino oggi non ha alcuna credibilità agli occhi di Roma: con un tasso di contagio in alcune zone del Trentino più alto di quello della Lombardia, con un numero di deceduti proporzionalmente più alto della media nazionale, con disponibilità ancora insoddisfacenti di tamponi come si può pensare che da Roma ci venga dato un via libera incondizionato alle riaperture? Basta guardare alla Germania per capire quanto siamo fragili di fronte a questo virus”.

Ma per i sindacati c’è ancora uno spiraglio dentro il Dpcm per strappare qualche spazio di autonomia nella gestione della fase 2 e sta scritto nero su bianco al comma 11 dell’art. 2 che oggi permette solo restrizioni alle aperture delle attività economiche in caso di peggioramento dell’epidemia. “Sembra un paradosso – spiegano i sindacalisti – ma proprio quei parametri individuati dal Dpcm nell’allegato 10 potrebbero servire a convincere il Governo a garantirci maggiore autonomia. Ma devono essere tutti sotto controllo. Serve una strategia sanitaria, serve la capacità di dimostrare che i livelli del contagio sono realmente contenuti e serve usare al meglio le potenzialità e le grandi professionalità della sanità territoriale trentina. Questa dovrebbe essere la priorità del presidente Fugatti, non cavalcare il malcontento per lucrarci politicamente”.