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CGIL CISL UIL – TRENTINO * FACOLTÀ DI MEDICINA: « PER ATTRARRE MEDICI SERVONO IL NOT, MIGLIORAMENTI CONTRATTUALI E BORSE DI SPECIALIZZAZIONE ANCHE IN TELEMEDICINA »

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16.55 - giovedì 16 luglio 2020

Facoltà di medicina. Non risolve i problemi di reclutamento di personale sanitario. Cgil Cisl Uil: per attrarre medici servono il Not, miglioramenti contrattuali, borse di specializzazione ed investimenti su innovazione e telemedicina in ottica almeno regionale

Se l’avvio formalizzato ieri della Scuola di medicina interuniversitaria tra l’Ateneo di Trento e quello di Verona rappresenta un successo per l’Università trentina perché ne amplia l’offerta formativa, per CGIL CISL e UIL del Trentino non è questa la strada per superare l’ormai cronico deficit di personale sanitario.

“Si tratta di un importante tassello, anche se molto costoso, nella strategia di ulteriore sviluppo dell’offerta formativa della nostra Università, che anche quest’anno si conferma ai vertici della classifica nazionale tra i medi atenei”, commentano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

Resta però sul tavolo e al momento irrisolto il problema della carenza di medici negli ospedali e nelle strutture territoriali della medicina di base e sulla continuità assistenziale. “La Facoltà di medicina non rappresenta la soluzione – insistono i tre segretari -. Per coprire i posti vacanti sul nostro territorio serve istituire un numero maggiore di borse di specializzazione per giovani medici laureati che poi dovrebbero prestare servizio nelle nostre strutture. Solo in questo modo saremo in grado di attrarre giovani medici e dare risposte alla comunità”.

Allo stesso tempo servono garanzie contrattuali e di crescita professionale a tutte le professioni sanitarie all’interno di un sistema sanitario in grado di valorizzare il personale e le competenze. “In questo quadro anche il Not con reparti di alta specializzazione potrà fungere tra attrattore per qualificati professionisti sanitari. Servono poi ingenti investimenti in innovazione e in telemedicina e teleassistenza per mettere a frutto le competenze di specialisti sia nel campo della diagnostica che in quelli della cura. Per fare tutto questo servirebbe un progetto almeno regionale che oggi manca”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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