Intervista a Marina Mattarei

- ex Presidente Federazione Trentina della Cooperazione -

Emergenza Covid 19. Disoccupazione agli imprenditori senza controlli su regolarità e fedeltà fiscale. Cgil Cisl Uil: i criteri per concedere l’ammortizzatore sociale alle partite iva che chiudono deve prevedere criteri stringenti. Altrimenti è assistenzialismo mascherato.

“L’indennità di disoccupazione per gli imprenditori che falliscono e per le partite iva che chiudono a causa del Covid 19 non si può trasformare da misura di sostegno alla ricollocazione ad un mero strumento di assistenzialismo che può premiare anche comportamenti elusivi. Servono quindi criteri più stringenti rispetto a quelli proposti dalla Giunta”.

E’ quanto hanno ribadito stamattina i rappresentanti di Cgil Cisl Uil del Trentino all’assessore provinciale al lavoro, Achille Spinelli, durante la riunione della Commissione per l’impiego, che oltre ad una prima analisi sulla situazione del mercato del lavoro, ha discusso il provvedimento della giunta provinciale che prevede, in buona sostanza, un ammortizzatore sociale di 900 euro al mese per un massimo di 4 mesi per le partite Iva costrette a chiudere l’attività.

Le tre confederazioni hanno sostenuto l’utilità di garantire un sostegno al reddito finalizzato alla ricollocazione degli imprenditori disoccupati. Il tema però è quello di non permettere che nelle maglie della disciplina possano infilarsi anche coloro che questo sostegno non lo meritano. In particolare Cgil Cisl Uil del Trentino hanno chiesto che le imprese e le partite iva beneficiarie della nuova misura, nell’anno solare precedente all’emergenza Covid-19, non abbiano avuto vertenze di tipo lavorativo, siano in regola con il pagamento di stipendi e contributi previdenziali, non abbiano avuto contenziosi con il fisco. Su questo fronte però l’assessore Spinelli non ha fatto concessioni trincerandosi dietro la giustificazione di una presunta difficoltà ad accertare la condizione di regolarità del beneficiario.

Per i sindacati infatti “è inaccettabile che chi non ha pagato i contributi ai propri dipendenti, ha licenziato senza motivo o non ha pagato le tasse possa essere oggi premiato con questa misura. Ad oggi la Giunta non ha previsto nessun criterio per accedere a questo beneficio; gli imprenditori non dovranno dimostrare nulla e potranno invece godere dell’ammortizzatore sociale, magari dopo aver ottenuto anche gli incentivi a fondo perduto e i prestiti agevolati da Stato e Piazza Dante”.

Proprio per questa ragione Cgil Cisl Uil hanno chiesto che venga fissato un limite di tempo tra la chiusura della partita Iva e l’apertura di una nuova e che venga inserito anche un indicatore Icef. “Senza si può dichiarare fallimento, prendere i soldi e al quinto mese aprire una nuova posizione come se nulla fosse. Ma soprattutto si rischia di garantire sussidi pubblici a lavoratori autonomi che hanno ingenti patrimoni. Per questo serve introdurre una soglia Icef oltre la quale non è possibile accedere a questo beneficio che, va ricordato, a differenza della Naspi, non è pagato da contributi versati dagli imprenditori stessi, ma dalle tasse di tutti i cittadini, in primis lavoratori dipedenti”.

Su questi due punti l’assessore Spinelli ha aperto alle proposte delle organizzazioni sindacali. Il testo della delibera con alcune modifiche non ancora ufficiali, è stato adottato dalla Commissione provinciale per l’impiego con cinque astensioni, quelle dei rappresentanti di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini, Milena Sega, Gianni Tomasi e Annalisa Santin.