TAR - TRENTO: FOCUS SENTENZA CHIUSURE DOMENICALI PAT
Intervista al dottor Fulvio Rocco
Presidente Tribunale amministrativo regionale Trento

«Far piena luce sui fondi “Emergenza Covid” percepiti dai componenti dell’Assemblea legislativa o dagli esponenti della giunta provinciale e verificare se oltre ai nomi già usciti pubblicamente ci siano altri consiglieri o assessori beneficiari di bonus o di contributi».

I segretari generali dei sindacati confederali del Trentino Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti avanzano agli uffici del Consiglio provinciale la richiesta di un intervento «chiarificatore»: «L’utilizzo degli stanziamenti per il contrasto degli effetti della crisi economica innescata dalla pandemia come il bonus Inps di 600 da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche dovrebbe essere valutato come incompatibile, e comunque inopportuno. Questi interventi a sostegno del reddito sono destinati a chi davvero si è trovato in gravi difficoltà economiche a causa del lockdown: un consigliere provinciale, con l’indennità che gli è garantita – sostengono Gorsselli, Bezzi e Alotti – non può certo lamentare difficoltà di reddito».

Nel caso in cui consiglieri o assessori abbiano beneficiato di contributi provinciali o nazionali a fondo perduto per il calo di fatturato delle imprese, Cgil Cisl Uil del Trentino chiedono comunque una valutazione sulle eventuali incompatibilità e una maggiore trasparenza: «Questi interventi economici sono stati approntati per garantire la continuità aziendale a favore dell’occupazione e per il pagamento dei fornitori. Su questo aspetto, chi ricopre cariche pubbliche deve a maggior ragione dimostrare che queste risorse siano state impiegate proprio a questi fini. Se l’utilizzo è improprio o ingiustificato, i contributi ricevuti dovranno essere restituiti».

Più in generale, per i sindacati è tempo che tutti questi interventi siano sottoposti alla prova dei mezzi e ad una verifica puntuale della fedeltà fiscale delle imprese beneficiarie. “Nell’emergenza le necessità di rapidità e semplificazione hanno indotto i legislatori statali e provinciali a produrre norme eccessivamente lasche. Ora – concludono Cgil Cisl Uil – i sostegni al reddito per imprenditori e professionisti vanno garantiti solo a chi è in condizioni di reale bisogno certificate da Isee o Icef mentre i contributi alle imprese devono premiare in primo luogo chi ha pagato regolarmente le tasse. Bisogna smettere di trasferire risorse pubbliche derivanti per lo più dal gettito prodotto dal lavoratori dipendenti e pensionati, a chi ha ingenti redditi e patrimoni e a chi evade le tasse o gode di una fiscalità di vantaggio”.