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CGIL CISL UIL – TRENTINO * EDILIZIA SOCIALE: « CHIEDIAMO DI PASSARE DALLA PROPAGANDA SULLA RESIDENZA ALLA RISPOSTA REALE DELLE NECESSITÀ ABITATIVE »

Edilizia Sociale –CGIL CISL e UIL chiedono di passare dalla propaganda sulla residenza alla risposta reale ai bisogni abitativi.

La giunta dimostri finalmente un po’ di concretezza condividendo ed attuando un piano pluriennale di alloggi pubblici grazie a nuove realizzazioni, alla ristrutturazione di immobili a fini abitativi ed al recupero di quelli attualmente sfitti.

La Giunta Fugatti continua ad affrontare la questione casa pubblica ed emergenza affitto, concentrandosi più sugli aspetti relativi alla “sicurezza” e sulla possibile stretta alle regole di accesso agli alloggi pubblici per i cittadini non italiani, che sono state allungate fino addirittura a 10 anni il criterio di residenza nella nostra provincia, nonostante i già diversi pronunciamenti avversi a tale provvedimento da parte della Corte Costituzionale. Un tema buono per la propaganda, ma certo di non grande aiuto nell’affrontare appunto i problemi delle politiche abitative trentine.

Peraltro CGIL CISL e UIL ritengono che il criterio dei 10 anni di residenza sia incostituzionale ed oltremodo punitivo anche, per esempio, per i cittadini dell’Unione Europea che vivono e lavorano in Trentino e che devono assoggettarsene. Vincoli di residenza possono essere introdotti, ed in Trentino lo erano da anni, ma devono essere ragionevoli. A questo proposito CGIL CISL e UIL del Trentino preannunciano appoggio a chi agirà per le vie legali per superare questo vincolo tanto discriminatorio che mette in discussione il principio di uguale trattamento tra i cittadini della UE.

Il sindacato ha più volte sollecitato l’Assessore Segnana e la Giunta all’apertura di una discussione sull’edilizia pubblica sociale e sulla necessità di ripristinare, anche formalmente, la Commissione Sociale ITEA, unico organismo, seppur consultivo, di raccordo fra l’assessorato, la Spa strumentale Itea e gli stakeholders nelle politiche abitative pubbliche, previsto dalla legge “Dalmaso” del 2005 n.15 e purtroppo ingiustificatamente soppresso d’autorità, con generale disappunto, nel 2017, ancora dalla scorsa Giunta provinciale.

Il sistema ed il bisogno abitativo sono molto cambiati nell’ultimo decennio, come sono mutate le condizioni di lavoro e familiari dei lavoratori, che hanno sì bisogno di un’abitazione, ma in affitto, non in proprietà, e permane, fortissima, l’esigenza che si rimetta in circolo il rilevante patrimonio privato abitativo “sfitto” anche in Trentino.

La nuova Giunta proceda quindi al più presto a disegnare un nuovo Piano Casa coerente con compatibilità dell’ambiente e del territorio, che preveda la realizzazione di alloggi nuovi o ristrutturati ed un percorso di riforma da cui il Sindacato non può essere più estromesso. Si ribadisce quindi la richiesta di costituzione immediata dell’” Osservatorio provinciale del Sistema Abitativo”, organismo che l’Assessora Segnana si era impegnata a costituire, ancora nei mesi scorsi, ma del quale si sono perse le tracce.

In una provincia con migliaia di alloggi sfitti la soluzione abitativa a carattere sociale non può essere solo quella di nuove costruzioni, peraltro ormai ridotte a poche unità su tutto il territorio, ma va ricercata in accordi tra comuni, Itea, sindacati dei lavoratori e associazioni di costruttori per permettere di ampliare il patrimonio di alloggi popolari, a costi non proibitivi, partendo da quelli già esistenti e ampliando le agevolazioni fiscali per i contratti a canone concordato e soprattutto moderato. A questo proposito il Sindacato chiede alla Giunta di accelerare anche la riassegnazione ad una Istituzione finanziaria del Fondo di Housing Sociale, che ha esaurito la propria capienza monetaria e necessita di un nuovo mandato.

Alotti, Pomini e Grosselli ricordano infine alla politica e all’amministrazione che gran parte del patrimonio abitativo pubblico trentino è stato costruito con il contributo Gescal dei lavoratori trentini, oggi in parte pensionati, e delle imposte che i lavoratori dipendenti e pensionati hanno versato e continuano a versare, in misura predominante, rispetto anche alle altre categorie di contribuenti.