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CGIL CISL UIL – TRENTINO * COVID-19: «DOVEROSO PER L’INAIL POTERE CONFIGURARE L’INFORTUNIO SUL LAVORO, DICHIARAZIONI DI MANUELA FAGGIONI – MILENA SEGA – ALAN TANCREDI »

Covid-19 . Cgil Cisl Uil: “Doveroso per l’Inail poter configurare l’infortunitunio sul lavoro”. Dichiarazioni di Manuela Faggioni (CGIL), Milena Sega (CISL) e Alan Tancredi (UIL).

“Che il contagio da coronavirus e la sindrome Covid-19 possano essere considerati infortunio sul lavoro da parte dell’Inail è doveroso e per certi versi normale. Non stravolge infatti nessuna delle prassi adottate dall’istituto negli anni passati o per vicende simili. Se così non fosse ritenuto infatti, nessun lavoratore, in particolare quelli che come sostiene l’Inail sono più a rischio – operatori sanitari e lavoratori a contatto con utenti esterni – godrebbe di alcuna tutela. La sindrome da Covid-19 non è un semplice raffreddore ma una patologia molto grave e complessa che ha gravi conseguenze sulla salute.

Per questo l’Inail prevede che, nel caso di operatori dell’ambito sanitario e a quelli che hanno contatti con clienti e utenti, il contagio da SARS-CoV-2 possa essere individuato in automatico come infortunio sul lavoro, con tutte le tutele che ne conseguono ma anche con tutti gli obblighi alla prevenzione che si pongono in capo al datore di lavoro. In questo caso i datori di lavoro non avrebbero conseguenze dirette sui premi Inail da pagare singolarmente, perché l’aumento delle tariffe viene mutualizzato a livello nazionale.

Cosa diversa per le occupazioni in cui il rischio non è così alto e dove non c’è contatto diretto con soggetti esterni al proprio luogo di lavoro. In questo caso per un lavoratore colpito da Covid-19 si può sempre aprire una procedura di infortunio sul lavoro, ma va dimostrato, come in tutti gli altri casi, che il contagio è avvenuto nello svolgimento delle proprie mansioni o per omissioni del datore di lavoro, che non ha attuato tutte le misure preventive necessarie ad abbattere il rischio.

Sul tema Covid-19 e infortunio sul lavoro quindi la situazione non è tanto dissimile all’esposizione ad altri rischi. Quindi ci pare del tutto impropria la levata di scudi di chi sostiene che il contagio non debba essere considerato un infortunio sul lavoro.

Considerato il fatto che fino a poche settimane fa, il numero di tamponi effettuato dalla Provincia in Trentino è stato molto ridotto rispetto ad altri territori, e che si consideravano affetti da Covid-19 i sintomatici anche senza alcun test, sarà difficile per i lavoratori dimostrare l’infortunio. Per Inail infatti l’unica prova del contagio e quindi del possibile infortunio sul lavoro è la certificazione di un tampone.”