Contributi a fondo perduto, serve un riequilibrio a vantaggio del lavoro. Cgil Cisl Uil: la ricaduta sul mondo del lavoro è minima perché circa i due terzi delle imprese è senza dipendenti.

“L’economia trentina non riparte senza il mondo del lavoro. Dunque comprendiamo la soddisfazione dell’assessore Spinelli sui contributi a fondo perduto alle 15mila imprese trentine che ne hanno fatto richiesta, ma non è ancora chiaro quale sia stato il beneficio reale per la tutela dell’occupazione”. Lo sostengono i segretari generali di Cgil Cisl Uil che sollecitano ancora una volta il titolare delle deleghe sul Lavoro a rendere noto in modo trasparente quanti sono i lavoratori dipendenti che, in modo indiretto, hanno beneficiato di questa misura. “Non è un pregiudizio verso le imprese, ma la constatazione di un necessario equilibrio che ad oggi sembra ancora mancare” insistono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

Questa tipologia di sostegno, costato alle casse pubbliche circa 52,3 milioni di euro, era destinato a imprese con meno di 11 dipendenti e alle partite Iva. “Secondo i dati presentati dalla Giunta provinciale nei mesi scorsi – ricordano i sindacati – circa i due terzi delle domande sono di aziende senza un dipendente. A questo punto non si può sostenere che aiutando le imprese si aiuta anche il lavoro. Non è esattamente così”.

“Servono misure più incisive con maggiori risorse per i sostegni al reddito e per la difesa del potere d’acquisto delle famiglie. Servono anche investimenti significativi per la formazione e la riqualificazione di quanti restano senza occupazione. Solo così si costruiscono le basi per una ripartenza solida della nostra economia”, concludono i tre segretari.