PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Domenica? Musei aperti, negozi chiusi. Il dibattito scaturito dalla legge sulle chiusure domenicali ha dimenticato i veri protagonisti di questa discussione: le lavoratrici ed i lavoratori del commercio. Si è preferito inseguire le lamentele delle aziende e delle associazioni datoriali anziché guardare alla reali condizioni di vita di chi opera nel settore.

La flessibilità estrema, con orari di lavoro modificati di settimana in settimana, il lavoro domenicale e festivo non volontario, la cronica assenza di servizi per le famiglie nelle giornate festive e alla sera, fanno sì che il tema della chiusura dei negozi debba diventare questione sociale.

Si può criticare nel metodo la scelta legislativa della Provincia, ma le critiche avanzate fino a questo momento ci paiono vuote e non condivisibili.
La questione di legittimità costituzionale, ancorché rilevante giuridicamente, ci pare politicamente fragile rispetto al ruolo che deve avere la politica, nel farsi portatrice delle istanze di conciliazione vita-lavoro, azzerate dal Decreto Salva Italia di Monti.

La chiusura domenicale è un fondamentale tassello di un progetto di sviluppo turistico il cui valore aggiunto sta nell’equilibrio del benessere di chi vive i nostri “luoghi” da cittadino, lavoratore e consumatore e di chi li vive da turista, come del resto è sempre stato in Alto Adige, con risultati ancor più lusinghieri in termini di Pil derivante dal turismo rispetto alla nostra provincia.
Per questo motivo negli ultimi anni abbiamo chiesto con insistenza tanto ai tavoli di contrattazione aziendali quanto a quello provinciale, interventi concreti per conciliare orari di aperture e necessità famigliari, senza esito alcuno.

A tal proposito ricordiamo che il primo contratto territoriale del commercio è stato sottoscritto nel 2018, dopo 30 anni di totale assenza di confronto con Confcommercio, che ha preferito in quel lungo periodo un atteggiamento conservatore e attendista anziché innovativo e lungimirante. Un contratto che per volontà delle parti firmatarie, e quindi anche di Confcommercio, non comprende Trento e Rovereto tra le località turistiche!
Per noi l’offerta turistica del Trentino non può ridursi alle aperture domenicali dei centri commerciali e dei negozi. Ne prendano atto le amministrazioni di Trento, Rovereto e Pergine Valsugana.

A chi inoltre prevede futuri cali occupazionali e riduzioni di reddito dei lavoratori del settore, chiediamo di rendere pubblici questi dati per favorire un sano confronto, fuori dagli slogan di parte. Le stesse aziende che oggi esprimono tali preoccupazioni, proprio recentemente, probabilmente anche per gli eccessivi costi delle aperture domenicali e festive, hanno effettuato drastiche riduzioni del personale o in altri casi, hanno opposto, neppure troppo cortesemente, muri invalicabili alle nostre proposte di miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori.

L’esperienza ha dimostrato che le liberalizzazioni non hanno determinato un aumento dei consumi e gli effetti sull’occupazione sono stati irrilevanti, con precariato e sotto occupazione.
E’ stata penalizzata la piccola distribuzione locale a vantaggio delle multinazionali e della grande distribuzione organizzata, tanto da spingere Confesercenti (con la quale è giusto ribadirlo a tutt’oggi non è stato firmato alcun contratto territoriale) ad avviare fin dal 2012 la campagna “liberaladomenica” in difesa dei piccoli esercenti ed a favore di una norma per la limitazione delle aperture domenicali.

Un settore quello del commercio che tutti vogliono moderno, ma le cui condizioni di lavoro portano ogni anno oltre 200 lavoratrici madri a dare le dimissioni entro l’anno di vita del bambino per l’impossibilità di conciliare gli orari vita-lavoro. Nella maggioranza delle aziende, comprese quelle che vantano certificazioni family friendly, i part-time o non sono concessi, o sono riconosciuti solo imponendo orari orari che impediscono la conciliazione vita-lavoro, sono rinnovati di anno in anno a discrezione del datore di lavoro, lasciando le così lavoratrici in uno stato di incertezza e sotto ricatto.

La regolamentazione delle aperture domenicali è una sfida da cogliere per delineare un modello trentino del turismo e del commercio, inclusivo ed a misura di donna e uomo. Il commercio non è un servizio essenziale e non si deve confondere con le attività sanitarie, con i trasporti pubblici, che come tali invece sono articolati su 7 giorni, 365 giorni all’anno.

In questa battaglia infine ruolo di rilievo ha il consumatore, chiamato a scegliere tra un modello di consumo sostenibile che tuteli i negozi di vicinato e un modello di consumismo sfrenato che avvantaggia le grandi superfici, con gravi disagi per i paesi delle valli.

L’Autonomia è la responsabilità di darsi delle regole secondo la natura e il tessuto sociale del proprio territorio.

 

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Paola Bassetti
Lamberto Avanzo
Walter Largher
Segretari provinciali di Filcams , Fisascat e Uiltucs.