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CGIL CISL UIL – TRENTINO * CASA: « SERVONO INTERVENTI URGENTI PER AFFITTI ED ALLOGGI PUBBLICI, MOLTI NUCLEI FAMILIARI SONO IN DIFFICOLTÀ »

Cgil Cisl Uil: servono interventi urgenti sugli affitti e sugli alloggi pubblici. Molti nuclei in difficoltà

Di fronte all’allarme lanciato dai sindacati confederali e dalle organizzazioni degli inquilini riguardo alla difficoltà delle famiglie sul fronte dell’abitare, nessuno, né Presidenza Itea, né Assessore Segnana, hanno proferito parola o preso qualche provvedimento.

Il costo della casa è da sempre uno dei maggiori problemi nella nostra provincia e la situazione legata al coronavirus lo sta amplificando. Sono molte le persone in difficoltà; lavoratori in cassa integrazione o che hanno perso il lavoro, come pure professionisti, piccoli commercianti, partite iva che si trovano impossibilitati a svolgere a propria attività, studenti che pagano affitti di alloggi che non stanno occupando. Per le fasce più deboli della società si profila il rischio di un’emergenza povertà e chi vive in affitto è più che mai a rischio insolvenza oggi e di sfratto domani, quando il blocco imposto dal Governo comunque scadrà. Cgil CISL e Uil del Trentino ritengono che servano soluzioni concrete e rapide, sia per chi comunque beneficia di un alloggio di edilizia pubblica (Itea), sia per l’inquilino di un locatario privato o studente che paga un alloggio che non occupa più, per cessazione dell’attività di studio. Ciò al fine di evitare contenziosi e per scongiurare l’acuirsi di ulteriori problemi sociali ed economici.

È sconcertante la disattenzione e l’inerzia della giunta Fugatti su questo tema. Sulle politiche della casa l’Esecutivo non ha mai dimostrato attenzione, se si escludono i provvedimenti discriminatori attuati sulle graduatorie per gli alloggi pubblici.

Le proposte dei Sindacati confederali, visto che il Presidente Itea Ghirardini, l’Assessora Segnana all’Edilizia pubblica e l’Assessore Bisesti all’Universita’ si sono espressi con un silenzio assordante sono le seguenti:

A) spostare e congelare di almeno tre mesi il pagamento del canone delle case pubbliche per coloro che sono rimasti senza lavoro o subiscono la decurtazione della retribuzione perché collocati in cassa integrazione o sospensione nel Fondo Solidarietà. Si potrà procedere quindi successivamente, ratealmente, al recupero delle mensilità arretrate e delle spese condominiali, con lo stesso sistema già in uso abitualmente per queste ultime. Questa soluzione è già stata adottata da diversi Comuni per gli alloggi di proprietà pubblica comunale. Sarebbe utile anche individuare forme di sostegno/esenzione in favore dei cittadini che abbiano sostenuto spese straordinarie per sanità o cura di soggetti deboli causa Covid-19. Da ultimo, si chiede la costituzione di un Osservatorio delle Politiche Abitative con la partecipazione delle parti sociali.

B) per il comparto privato bisogna individuare misure di sostegno sia per gli inquilini sia per i proprietari disponibili a ridurre o sospendere il canone per situazioni di oggettiva e momentanea difficoltà.

Sul fronte degli inquilini la Provincia ed i Comuni potrebbero introdurre forme di sostegno dell’affitto mirate, magari attraverso l’allargamento delle liste dei beneficiari dell’”integrazione canone”, peraltro ridotte solo nei mesi scorsi, e quindi recuperando facilmente tante famiglie che ne erano state escluse. Oppure aprendo alla riduzione dei carichi fiscali per i “proprietari virtuosi”, disponibili a trasformare i loro canoni di mercato in canoni concordati (30% in meno) e che possono in cambio godere di un trattamento fiscale meno pesante (es. cedolare secca). In alternativa, in caso di morosità incolpevole dell’inquilino, riconoscere al proprietario un credito d’imposta a copertura del mancato ricavo.
C) C’è poi il tema degli alloggi universitari. Cgil, Cisl e Uil sostengono pienamente l’iniziativa di UDU, che con una nota ha chiesto all’Opera Universitaria la sospensione del canone e della quota spese nel periodo di impossibilità di utilizzo dell’alloggio.

In merito agli studenti inquilini di alloggi privati, la proposta è di privilegiare, sulla scorta di quanto sta accadendo in tutto il territorio nazionale, gli accordi di rinegoziazione tra inquilino e proprietario; in caso di mancato accordo, e su richiesta dello studente, va data la possibilità di disdettare il contratto senza preavviso, con riconoscimento ai proprietari di un credito di imposta a copertura del mancato ricavo. Per poter agevolare questo tipo di soluzioni, si ritiene necessaria la stipula di accordi territoriali tra le organizzazioni sindacali di proprietari ed inquilini per la gestione delle sospensioni/rinegoziazioni dei canoni di locazione

Infine, oggi più che mai, sentiamo la mancanza dell’adozione, da parte del Comune di Trento e delle Comunità di Valle (esclusa la Vallagarina che lo ha sperimentato… ma non sappiamo se ancora sussiste) del “fondo per la morosità incolpevole” che oggi sarebbe già di per sé la risposta al problema.
E’ un tema che, passata la bufera – affermano i segretari di Cgil Cisl Uil Manuela Faggioni, Michele Bezzi ed Walter Alotti – si dovrà necessariamente rimettere in calendario, assieme alla formale ed ineludibile presenza delle parti sociali al tavolo delle “politiche abitative provinciali” citato prima, all’istituzione di un “Fondo di Garanzia” per gli affitti privati ed alla ideazione, decollo e realizzazione di un “piano casa provinciale” per far fronte al bisogno casa e, al contempo, avviare quel volano economico importantissimo che è l’edilizia residenziale.