Sulla carenza di manodopera in agricoltura. Si risponde al bisogno di personale migliorando le condizioni di lavoro.

Suscita molte perplessità l’idea di modificare i criteri di condizionalità e di ridurre le quote di ingresso di lavoratori extracomunitari stagionali Dichiarazioni dei tre segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino Favorire l’incontro domanda-offerta per rispondere al fabbisogno di manodopera stagionale in agricoltura è una decisione apprezzabile.

Va ricordato che questo compito è assolto da sempre dal sistema provinciale. È importante che ora la Provincia voglia investire di questo ruolo prima di tutto Agenzia del Lavoro che quindi va messa in grado di svolgerlo aumentandone la dotazione organica e le professionalità.

Restiamo però convinti che la risposta alla domanda di lavoro in agricoltura passi necessariamente attraverso un miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali dei raccoglitori.

Allo stesso tempo ci sono operazioni più complesse, anche nell’ambito ortofrutticolo, che richiedono personale specializzato, che dunque va formato e adeguatamente remunerato.

Convince decisamente meno la sollecitazione che arriva dalla giunta provinciale di supportare l’individuazione di manodopera disponibile per l’agricoltura anche attraverso la revisione dei criteri di condizionalità e delle possibilità di utilizzo di addetti nei lavori socialmente utili, a partire da quelli del Progettone.

Queste, anche quando si parla di interventi provinciali, sono normate da leggi nazionali e non possono essere disapplicate. Semmai vanno modificate a livello nazionale sapendo che Agenzia del Lavoro da sempre è la più rigorosa nel sospendere l’accesso agli ammortizzatori sociali di chi rifiuta il lavoro o non partecipa alle attività ricollocazione.

Infine desta molto stupore l’intenzione, espressa nel conchiuso approvato oggi, di studiare le modalità per ridurre le quote di ingresso di lavoratori extracomunitari stagionali per favorire il ricorso alla manodopera locale.

Si tratta di una posizione paradossale. Se oggi mancano lavoratori disponibili è perché quelli provenienti fino ad oggi dall’estero restano nei propri paesi.

Stringere ancora i cordoni delle quote d’ingresso di lavoratori stranieri avrà l’effetto di aumentare ancora il fabbisogno di queste figure creando un danno alle imprese.

 

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Nota stampa unitaria dei segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino