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CGIL CISL UIL * SANITÀ TRENTINA: « RIFORMA AL BUIO E NESSUN COINVOLGIMENTO DELLE PARTI SOCIALI, LE PRIORITÀ SIANO TELEMEDICINA E RAFFORZAMENTO SERVIZI TERRITORIALI »

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12.02 - venerdì 24 giugno 2022

Sanità. Una riforma al buio. Cgil Cisl Uil: nessun coinvolgimento delle parti sociali. Le priorità dovrebbero essere telemedicina, rafforzamento della medicina territoriale e integrazione tra socio-sanitario e socio-assistenziale. Categorie: la carenza di personale non si risolve privatizzando il sistema pubblico

Sono più i dubbi che le certezze sulla traiettoria che prenderà la riforma della sanità trentina. A quasi un anno dal suo annuncio, infatti, il progetto della Giunta resta un enigma per i sindacati. Nessun coinvolgimento sui contenuti né confronto sui temi. “Non c’è stata nessuna concertazione su un tema centrale per la nostra comunità”, accusano Cgil Cisl Uil secondo i quali i nodi da risolvere sono ancora tutti sul tappeto, dal rafforzamento della medicina territoriale all’implementazione della medicina digitale, dalla carenza del personale al pericoloso spostamento dell’asse sul privato, fino alla necessaria, ma irrealizzata integrazione tra assistenza socio-sanitaria e socio-assistenziale. “Senza risposte su questi temi e senza adeguati stanziamenti di risorse si rischia di perdere l’opportunità del Pnrr lasciando in piedi un sistema sanitario ormai inadeguato alle esigenze di prevenzione e cura della nostra comunità. I costi potrebbero essere enormi se non si progetta in modo condiviso e lungimirante”, mettono in guardia Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti che sottolineano la necessità di aprire una vera e propria vertenza sulla sanità per portare la giunta al confronto.

L’orizzonte verso cui muoversi dovrebbe essere proprio quello della riforma della medicina e dell’assistenza prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede una serie di azioni che non è chiaro come la Giunta intenda declinare sul territorio. In primo luogo il rafforzamento e l’implementazione della medicina digitale e della tele-assistenza. “E’ questo un asse fondamentale per dare risposte su due aspetti, la creazione di una rete di assistenza sanitaria vicina al cittadino, quindi diffusa sul territorio, e almeno nel breve termine la carenza di medici. Vorremmo sapere cosa intende fare la giunta in questi ambiti e quali risorse pensa di mettere in campo”, incalzano i tre segretari generali.

Altro nodo ancora poco chiaro è quello relativo alle case della salute, alla sinergia con i medici di base e con l’assistenza territoriale. “Il decreto 71 trasferisce alla Provincia la competenza sulla realizzazione di questi strumenti. In buona sostanza nella cornice definita dal decreto Piazza Dante può costruire il proprio progetto e finanziarlo con risorse proprie. Ma anche su questo non c’è nessuna chiarezza”. In questa logica andrebbe ripensato anche il ruolo dei medici di base oggi in convenzione.
Ancora il tema dell’integrazione tra sistema socio-sanitario e sistema socio-assistenziale. “E’ questa la vera scommessa per avvicinare le cure ai cittadini, per realizzare una presa in carico reale sui territori riducendo la pressione sulle strutture sanitarie. Non comprendere questo sarebbe deleterio, anche perché la carenza di personale che già mette in affanno la sanità trentina non si risolverà in poco tempo e se non vogliamo svendere il nostro sistema ai privati dobbiamo investire su un sistema integrato”.

Altro nodo critico è quello del personale. La pandemia ha reso non più ignorabile il problema della carenza di medici, infermieri, oss e di tutte le figure del sistema sanitario. In Trentino come nel resto d’Italia. “Questa carenza va affrontata con prospettiva e non solo come dato emergenziale, per questo è necessario che si individuino risorse certe e stabili per un piano–obiettivo straordinario per assunzioni nella sanità. Serve intervenire sul numero chiuso dei percorsi formativi e, come chiedono gli stessi medici, valorizzare ed incrementare anche il personale infermieristico ma anche tecnico amministrativo”, sottolineano i segretari di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Sanità, Luigi Diaspro, Beppe Pallanch e Giuseppe Varagone.

Nel breve termine il nodo del personale si affronta anche creando condizioni attrattive. “Oggi siamo lontani da questo obiettivo, basti pensare che per arrivare al rinnovo del contratto 2019-2021 è stata necessaria una mobilitazione unitaria senza precedenti. Mancano tuttavia tutti gli arretrati e, addirittura, gli stanziamenti per le indennità per le quali è stato necessario un’intesa delle categorie per impegnare la giunta a provvedere con la legge di assestamento di luglio”.

Preoccupa anche la questione esternalizzazione non solo dei servizi sanitari, ma anche di quelli accessori come amministrativi, impianti, sanificazioni e pulizie. “Su questi temi non ci può essere nessuna scelta al ribasso. Anche questo personale va valorizzato nell’ottica di un sistema che funziona nella sua interezza. In caso contrario ne va della qualità dell’intera sanità”.

Se tutto questo non fosse ancora abbastanza c’è l’affaire NOT. “La Giunta Fugatti non può più giocare allo scarica barile visto che ha precise responsabilità nell’assegnazione dell’appalto alla Guerrato nonostante le carenze del loro progetto. Adesso si rischia un altro, l’ennesimo, contenzioso giudiziario con tempi lunghissimi mentre l’ospedale Santa Chiara è sempre più inadeguato. Si abbia il coraggio di azzerare tutto e ripartire”, concludono i sindacalisti.

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