PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Assegno unico. Serve un intervento per evitare che le famiglie finiscano in povertà con l’emergenza economica. Per i sindacati la proposta della giunta rischia di essere inefficace e iniqua. Serve una modifica temporanea che estenda davvero la misura. No anche allo spostamento da gennaio a luglio del pagamento dell’assegno unico. Domani il parere della Quarta commissione

La crisi economica prodotto dal Covid 19 impatta sulle famiglie. Per questa ragione fin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus Cgil Cisl Uil hanno chiesto alla giunta provinciale di sostenere i lavoratori e le lavoratrici, con sforzi straordinari per evitare che questi finissero in povertà. Tutti gli interventi, è stato più volte volte ribadito, dovevano essere inseriti all’interno della cornice dell’Assegno unico provinciale. Grazie alle continue sollecitazioni e alle proteste dei sindacati e all’impegno delle minoranza in aula sono stati previsti 13 milioni di euro per sostenere le famiglie.

“Il problema è che la giunta intende usare queste risorse straordinarie in modo ingiusto e iniquo”, denunciano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, puntando il dito contro la proposta dell’Esecutivo di modificare i criteri per il riconoscimento dell’assegno unico quota A (sostegno alla povertà). “In questa fase eccezionale servono misure che aiutino le famiglie e i lavoratori in difficoltà a non cadere in povertà, quindi sotto l’indice Icef 0.16, dando risposte a quei nuclei che non godono di alcuna misura. Non basta aiutare chi già è in crisi, bisogna evitare che le famiglie arrivino ad difficoltà insostenibili”, insistono i sindacati.

Da qui la proposta delle tre confederazioni che punta a ampliare almeno temporaneamente la platea dei beneficiari, estendendo la possibilità di attualizzare la condizione reddituale agli ultimi due mesi anche a chi con le regole attuali non può farlo, cioè i lavoratori stagionali e i nuclei che sono sopra l’Icef a 0.16. Per garantire la sostenibilità dell’intervento i sindacati propongono di fissare un tetto massimo di 500 euro per l’assegno per una durata massima di 4 mesi. In questo modo si potrebbe dare risposta a 8.700 famiglie. “In questa fase di difficoltà crediamo sia indispensabile sostenere il maggior numero possibile di persone, cercando di rendere la misura il più efficace possibile – proseguono i tre segretari -. Siamo consapevoli che le risorse a disposizione per l’attualizzazione sono limitate e per questa ragione è importante non sprecarle. Per questo chiediamo alla giunta provinciale di ragionare, in generale, su alcune deroghe temporanee ai meccanismi di funzionamento dell’assegno unico per fare fronte a questa fase di straordinaria emergenza”.

Nei giorni scorsi la proposta dei sindacati è stata inviata agli assessori competenti, senza ricevere alcuna risposta. “Il governo provinciale promette di aumentare del 15% la misura di sostegno a chi ha i requisiti per attualizzare, ma in realtà taglia fuori molte famiglie che sono in una condizione di grave difficoltà e non ricevono nessun sostegno. Abbiamo inoltre il dubbio che con questa operazione si punti a finanziare con risorse straordinarie legate all’emergenza Covid misure ordinarie come l’attualizzazione dell’assegno, di fatto senza mettere un euro in più per le famiglie”, incalzano Grosselli, Bezzi e Alotti.

All’interno delle modifiche ipotizzate dalla Provincia c’è anche quella di spostare da gennaio a luglio il momento in cui le famiglie ricevono l’assegno unico dopo aver aggiornato l’Icef. Su questa questione Cgil Cisl Uil e Acli hanno già scritto una lettera alla Provincia per esprimere la propria contrarietà perché in questo modo i nuclei familiari dovranno attendere sei mesi in più per avere i sostegni al reddito contro lo scivolamento in povertà, per i figli e per la disabilità.

Domani su tutte queste novità è prevista l’espressione del parere della Quarta Commissione del Consiglio provinciale prima del varo definitivo del provvedimento da parte della Giunta.

 

 

Foto: archivio Opinione