PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Giornata dell'Autonomia (5/9/2019)

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Assegni familiari, senza un intervento urgente delle Province danneggiati i più poveri. Soddisfazione dei sindacati e delle Acli per i chiarimenti forniti dall’Inps: i contributi inferiori a 1032 l’anno non vanno dichiarati. Resta grande preoccupazione per le famiglie più numerose e con i redditi più bassi.

Le famiglie trentine e altoatesine che percepiscono sia misure di sostegno al reddito da parte delle due Province sia gli assegni familiari possono stare più tranquille. Nell’incontro di oggi, chiesto da Cgil Cisl Uil del Trentino e dell’Alto Adige con Acli e Asgb, l’Inps regionale ha infatti chiarito in maniera definitiva che le provvidenze locali che garantiscono un sostegno economico contro la povertà o a supporto delle famiglie con figli come l’assegno unico trentino, non devono essere dichiarate ai fini della richiesta di assegni familiari fino alla soglia di 1032 euro l’anno. In sostanza chi ha un assegno unico fino ad 86 euro al mese non vedrà ridotto il proprio assegno familiare.
Allo stesso tempo la direzione regionale oggi ha rassicurato sindacati e Acli che le nuove regole sull’obbligo di dichiarare le prestazioni sociali locali valgono a partire dal 19 luglio, non ci saranno dunque controlli retroattivi né le famiglie che hanno percepito il vecchio reddito di garanzia o il vecchio assegno regionale al nucleo familiare dovranno temere richieste di restituzione dell’indebito .

In questo quadro di sostanziale positività resta l’enorme problema di gestire la situazione dei nuclei più numerosi o più poveri, le cui provvidenze superano la soglia di 1032 euro. “Sono diverse migliaia di famiglie che proprio perché hanno redditi più bassi o un numero maggiore di figli hanno diritto a prestazioni più generose dal welfare regionale – dicono Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi delle tre confederazioni con Loris Montagner del Patronato Acli -. Questi soggetti subiranno un ingiusto taglio dell’importo statale. L’Inps è stato netto nel chiarire che l’unica soluzione può venire a livello normativo con una legge che stabilisca che il welfare delle due province è integrativo rispetto a quello nazionale.

A questo punto è urgente che la Provincia di Trento si faccia finalmente carico di questa situazione, coordinandosi con la Provincia di Bolzano al fine di arrivare alla definizione o di un accordo specifico con il Ministero del Lavoro o approvando una legge ad hoc che tuteli questi situazioni”.
Un quadro di riferimento normativo ci sarebbe già: è la vecchia legge regionale 4/’92 che aveva stabilito che i benefici erogati allora dalla regione alle famiglie andavano ad integrare i sostegni statali. “Basterebbe ripristinare quella norma o trovare una soluzione simile trattando con il Ministero. Fino a questo momento la Provincia di Trento è rimasta ferma, ci auguriamo che dopo i chiarimenti forniti oggi si muova con estrema celerità. Non è accettabile che con i soldi dei trentini si riducano i costi dello Stato, a danno per di più delle persone più povere”.

Cgil Cisl Uil del Trentino e Acli esprimono comunque soddisfazione per l’esito dell’incontro di questa mattina a Bolzano a cui ha preso parte il vicedirettore regionale vicario Claudiom Floriddia. “Abbiamo fortemente voluto questo confronto e adesso possiamo affermare che è stato utile. Esprimiamo apprezzamento per la sensibilità dimostrata dall’Inps regionale nel comprendere il grave problema da noi sollevato e la disponibilità più volte espressa di trovare soluzioni per le nostre comunità”.