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CENTRO SOCIALE BRUNO * CORTEO A TRENTO: « IL 6 NOVEMBRE ALLE 17.30 SAREMO A FIANCO DELLA POPOLAZIONE CURDA »

Corte regionale “Contro la guerra, con il Rojava”. Mercoledì 6 novembre a Trento. Dopo il presidio in piazza D’Arogno di mercoledì 16 ottobre, si terrà un nuovo appuntamento di mobilitazione. Questa volta la manifestazione attraverserà le principali vie del centro storico di Trento per ribadire la contrarietà a questa guerra, stare al fianco della popolazione curda e ai popoli del Nord della Siria, nonché affermare che il piano genocida di Erdogan deve essere fermato immediatamente.

L’appello è promosso congiuntamente dal Centro sociale Bruno, Bozen Solidale, Associazione Ya Basta Êdî Bese, ANPI del Trentino, CGIL del Trentino, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Collettivo Transfemminista Queer Trento, Associazione Senza Dominio di Rovereto.

Fino ad oggi numerose le adesioni da tutto il territorio regionale (Associazione Yaku, Docenti senza Frontiere, Futura, Verdi del Trentino, èViva Trentino, APS Dulcamara – Café de la Paix, APS La Macchia Rovereto, Circolo Arci Ugo Winkler di Brentonico, SOS Bozen – è possibile aderire inviando una mail a: Per aderire: [email protected])

Lo striscione di testa sarà sorretto dalla comunità curda presente in Trentino Alto Adige. Il ritrovo è fissato alle 17.30 in via Verdi nei pressi delle facoltà di Giurisprudenza e Sociologia, per poi incamminarsi verso Piazza Duomo, via Belenzani, via Roma, via Manci, via S. Pietro, Largo Carducci, Via Galilei, piazza Venezia, via Calepina, con arrivo e conclusione in piazza D’Arogno.
L’appello:

Il ritiro dell’impegno militare statunitense nel Nord della Siria, ha dato il via libera alle operazioni militari della Turchia di Erdoğan nel Rojava. La guerra si materializza con tutto il suo portato di morte: continui bombardamenti, armi chimiche, esecuzioni sommarie, violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale stanno mettendo in fuga la popolazione, preludio ad un nuovo, tragico esodo di massa.

L’obiettivo dell’invasione è quello di distruggere l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico, per favorire le mire espansioniste turche in tutta la regione mediorientale.

Nel silenzio dell’Unione Europea e di tutta la comunità internazionale, la solidarietà e la richiesta del cessate il fuoco, ancora una volta, arrivano dai movimenti e da coloro che in questi anni, da Kobane fino ad oggi, hanno conosciuto il messaggio della Rivoluzione Confederale. Gli stessi che hanno imparato che nel disastro della guerra civile siriana è sempre esistita una speranza di pace e convivenza che si chiama Rojava, un territorio basato su democrazia diretta, multiculturalismo, ecologia, economia cooperativa e liberazione femminista.

Attaccare il Rojava significa attaccare tutto questo, significa attaccare i valori e le pratiche di una democrazia reale e radicale. Questo attacco viene condotto da milizie islamiste che commettono omicidi, stupri e pulizia etnico-religiosa e ha già portato alla liberazione di numerosi tagliagole dell’Isis. Questo attacco è anche contro di noi.

Sosteniamo inoltre le richieste delle comunità curde rivolte al governo italiano e alle forze politiche istituzionali, chiedendo:

• Il blocco completo e immediato del commercio di armi con la Turchia e della produzione su licenza italiana in Turchia.

• Il ritiro dei militari italiani schierati sul confine turco-siriano e fuoriuscita dalla missione NATO “Active Fence”.

• L’impegno per la creazione di una No-Fly Zone sulla Siria del Nord e dell’Est.

• La fuoriuscita dagli accordi europei che appaltano alla Turchia (cd. accordo UE-Turchia) e ai cosiddetti “paesi terzi sicuri” la gestione dei flussi migratori.

• L’Interruzione immediata delle relazioni finanziarie e delle linee di credito delle banche italiane – Unicredit e Intesa San Paolo in testa – alle aziende costruttrici e carbonifere turche.

Il 6 novembre promuoveremo anche una campagna di boicottaggio economico della Turchia chiedendo il sostegno e l’adesione di tutta la cittadinanza: dal turismo, alla banche armate (cioè quegli istituti bancari che finanziano e fanno affari con le aziende che producono armi), fino ai prodotti turchi che troviamo nei supermercati. Diciamo NO al regime di Erdogan e all’aggressione contro il Rojava.