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Intervista Procuratore regionale Corte Conti dottor Marcovalerio Pozzato

Uno stile audace e un repertorio di 45 titoli firmati dagli autori di punta della scena mondiale del XX e del XXI secolo con occhio di riguardo al panorama canadese. Ecco in sintesi il Ballet British Columbia, compagnia fondata nel 1986 a Vancouver, definita dalla critica “fisicamente rigorosa, drammaticamente solida e veramente contemporanea”. Per la prima volta in Italia, la compagnia si esibisce al Sociale di Trento nell’ambito di InDanza (rassegna organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara) con un trittico di lavori firmati da tre coreografe di fama mondiale: Crystal Pite, Aszure Barton e Sharon Eyal. Teatro Sociale, 28 gennaio, ore 20.30.

Diretta dal 2009 da Emily Molnar, ex ballerina del National Ballet of Canada e del tedesco Frankfurt Ballet di William Forsythe, la compagnia da luglio 2020 avrà un nuovo direttore: Medhi Walerski, danzatore formatosi all’Opéra di Parigi, per un decennio membro del Nederlands Dans Theater all’Aja e coreografo in costante ascesa, già autore di pezzi per la compagnia. Parallelamente Molnar verrà in Europa a dirigere il prestigioso NDT, la compagnia che fu di Jiri Kylian, ereditando un testimone con oltre sessant’anni di storia. Forte del fatto che sotto la sua guida il Ballet British Columbia ha conquistato il mondo intero, vuoi per la ricchezza del repertorio, che annovera numerose creazioni originali per l’ensemble, vuoi per il piglio deciso della direttrice Molnar, a sua volta coreografa, che ha saputo incoraggiare al contemporaneo i danzatori e affascinare il pubblico.

Il programma scelto per InDanza/Trento è una rarità, presenta tre pezzi in prima nazionale. Una serata tutta ‘al femminile’ con coreografie firmate dall’israeliana Sharon Eyal, direttrice con il compagno Gai Behar della compagnia L-E-V, e dalle canadesi Aszure Barton e Crystal Pite, quest’ultima ex collega di Molnar al Frankfurt Ballet. L’universo portato in campo è assai variegato e in ciascun pezzo è possibile vedere valorizzati in una poetica singolare i prestanti danzatori della compagnia. Si trascolora dai ritmi techno eseguiti in sincrono di Bedroom Folk di Eyal/Behar al lirismo di Solo Echo di Pite, fino al divertente mondo degli artisti di strada di Busk firmato dalla Barton.

Apre proprio Busk della canadese, attiva negli States, Aszure Barton, pezzo nato del 2009 per la Aszure Barton & Artists ispirato al mondo del busking (gli artisti di strada) in cui il fascino di questo tipo di intrattenimento ‘a numeri’ si cosparge di malinconia. Brevi assoli in contrasto a esplosioni di gruppo sotto l’effetto magico delle luci ideate da Nicole Pearce, un luccichio argenteo che si riverbera sulle figure in nero.

Al centro della serata il travolgente Bedroom Folk di Sharon Eyal e Gai Behar, nato nel 2012 per il Nederlands Dans Theater I, qui in una nuova veste, ampliata nella durata e nel numero degli interpreti, pensata appositamente per il Ballet British Columbia (2019). Diciotto danzatori – sulla musica elettronica battente firmata dal fedele collaboratore della coppia Ori Lichtik – pulsano nello spazio circostante elettrizzato dal loro ipnotico sincrono.

Chiude il poetico Solo Echo di Crystal Pite, altro pezzo nato per il NDT nel 2012. Si tratta di un’intensa danza condotta sotto una simbolica nevicata composta su due meravigliose Sonate per violoncello di Johannes Brahms (quella in Mi minore op.38 e in Fa maggiore op 99) nell’esecuzione di Yo-Yo Ma e di Emanuel Ax al pianoforte. Nel brano Pite descrive il passaggio dall’adolescenza all’età adulta in una coreografia poetica che parla di tutto ciò che perdiamo crescendo ispirata sia alle opere del compositore romantico tedesco sia dall’evocativa poesia Lines for winter del nordamericano Mark Strand (1934-2014).

Al termine dello spettacolo è in programma l’appuntamento con i “Talk inDanza”, una serie di incontri con le compagnie protagoniste. Nel quarto “talk” di quest’anno, martedì 28 gennaio, sarà ospite Emily Molnar, direttrice artistica della compagnia. L’incontro sarà moderato da Emanuele Masi.

Si avvisa infine il gentile pubblico che da mercoledì 1 gennaio 2020 il Centro Servizi Culturali S. Chiara non offrirà più il servizio di ticketing per il parcheggio di Piazza Fiera Trento (P4).