PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Giornata dell'Autonomia (5/9/2019)

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Diversamente da quanto affermano alcuni, il costo del punto nascite di Cavalese non è un problema dato che, nel 2017, la Provincia Autonoma di Trento ha dato a quella di Bolzano 300 mila euro per le spese di 97 partorienti.

Un dato che dimostra come puntare alla totale riapertura di un punto nascite periferico come quello in parola sia la miglior soluzione anche dal punto di vista dei costi – costi che del resto erano stati bassi sino al 2014 – dal momento che, a pieno regime, la struttura non è affatto detto sia antieconomica, anzi.

Colgo a questo proposito l’occasione per formulare un particolare ringraziamento alle associazioni che in questi anni – in cui il centrosinistra autonomista prima ha previsto la chiusura e, solo le dopo proteste, ha cercato poi di fare marcia indietro – si sono prodigate per sensibilizzare sul tema e per aiutare ogni giorno le varie attività che ruotano intorno alla sua piena apertura.

Ricordo che in questi giorni i parti sono stati cinque in 24 ore e sette in 48 ore; uno di quelli di mercoledì mattina è avvenuto in 20 minuti, con quattro settimane di anticipo.

Ebbene, questi dati se da un lato testimoniano come l’attività di questo punto nascite tutto sia fuorché trascurabile, dall’altro, vanno letti alla luce del fatto che, se ci fosse ancora l’obbligo di partorire a Trento, vi sarebbe stato come minimo più di un parto in macchina o in elicottero, con tutta una serie di immaginabili e spiacevoli conseguenze che oggi, con un punto nascite attivo a Cavalese, possono invece essere evitate.

L’apertura totale del punto nascite e di tutte le attività inerenti all’ambito ostetrico, cito per esempio l’anestesista sempre garantito, è comunque un beneficio per i restanti reparti presenti presso la struttura ospedaliera di Cavalese.

E’ questo quanto dichiarato in una nota dal consigliere provinciale della Lega Salvini trentino Gianluca Cavada.