È ormai quotidiano il grido di disperazione che si leva dagli allevatori e dai pastori, sempre più spesso vittime di predazioni da parte di grandi carnivori, in special modo di lupi: quasi giornalmente si sentono notizie di animali sbranati, uccisi o gravemente feriti e di imprenditori disperati per l’incolumità del loro bestiame e della loro attività.Tutto ciò, oltre al danno economico diretto, porta con sé un rischio ancora più angosciante, ossia l’abbandono degli alpeggi.

Le montagne e i prati del nostro Trentino si presentano in tutto il loro fascino anche perché c’è chi ogni giorno cura i pascoli, percorre i sentieri e pulisce il bosco, contribuendo a dipingere quel quadro che ammalia i turisti provenienti da tutto il mondo, i quali entrano in contatto un pezzo di storia che, almeno per ora, nella nostra terra non è stato ancora dimenticato.

Un abbandono massiccio degli alpeggi significherebbe quindi perdere il contributo straordinario che questi uomini e queste donne danno al turismo della nostra Provincia: la promozione del territorio non può limitarsi a spot pubblicitari e offerte vantaggiose, certamente fondamentali, ma deve abbracciare un sistema coeso ed efficiente di sviluppo e di governo della montagna, impossibile senza la presenza e il lavoro di questi professionisti.

È poi fondamentale sottolineare come queste predazioni producano effetti che vanno al di là dei meri risvolti economici: i pastori e gli allevatori vivono costantemente con i loro animali, con i quali sviluppano anche un rapporto di affetto, e i continui attacchi di carnivori costringono gli stessi a turni di guardia massacranti, a stare costantemente all’erta e a predisporre sistemi di sicurezza sempre più complessi e onerosi, spesso improponibili in aree particolarmente impervie.

Altra conseguenza negativa di questa situazione di incertezza attiene al fatto che molti giovani che vorrebbero avvicinarsi a queste arti finiscono per rinunciarvi, scoraggiati dagli ormai eccessivi “rischi del mestiere”, spesso liquidati dai benpensanti come casi isolati o, peggio, come fenomeni naturali.

La Provincia ha sempre dimostrato agli allevatori la sua vicinanza e il suo supporto attraverso la fornitura di reti e di recinti, anche grazie al prezioso contributo del Corpo Forestale, ma oggi è chiaro che questo non è più sufficiente: questi lavoratori non chiedono né mance né particolari agevolazioni ma pretendono di poter svolgere la loro attività con serenità e tranquillità, senza essere costretti a vivere nella paura.

Non possiamo più aspettare! Ieri ho avuto modo di incontrare alcuni allevatori colpiti da queste predazioni e questa mattina mi sono recato in visita a Malga Agnellezza dove mi sono confrontato con una guardia forestale e abbiamo convenuto che il problema c’è, che gli allevatori devono mettere in atto tutti i dispositivi di protezione, ma che è anche tempo che la Provincia, che so essere sensibile al tema, predisponga un piano strutturato e condiviso per arginare questo grave problema: lasciamo i pastori in montagna senza costringerli a diventare gendarmi.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale Gianluca Cavada.

 

 

Foto: archivio Pat