INTERVISTA A VANESSA MASÈ (La Civica)

Il bilancio della prima legislatura in Consiglio provinciale Trento

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INTERVISTA A SENATORE ANDREA DE BERTOLDI - AMMINISTRATIVE TRENTO 2020

Perché all'interno di Fratelli d'Italia in Trentino non vi è condivisione attorno al nome di Baracetti?

Con la notifica dei provvedimenti sono terminate le indagini che la Procura della Repubblica di Trento, sotto la direzione del Procuratore Sandro Raimondi e dei PM Alessandra Liverani e Davide Ognibene, aveva avviato a seguito del sequestro della discarica di 200.000 tonnellate di rifiuti costituiti da limi, che il Gruppo Adige Bitumi aveva realizzato in Mezzocorona (TN).

L’importante sequestro, effettuato agli inizi del 2019 dai Carabinieri del NOE di Trento congiuntamente ad ispettori del APPA, era solo la punta dell’iceberg rispetto a quello che è emerso nel corso delle indagini, terminate in questi giorni con la notifica di 8 “avvisi di conclusione delle indagini” nei confronti di un importante dirigente provinciale, di figure apicali del Comune di Mezzocorona, oltre che naturalmente di alcuni amministratori del Gruppo Adige Bitumi.

L’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal NOE CC di Trento ha permesso di dimostrare che la Provincia e il Comune di Mezzocorona erano a conoscenza sin dal 2009 della discarica abusivamente creata dal Gruppo. I dirigenti delle due amministrazioni interessate, infatti, invece di effettuare le previste attività di controllo e informare la competente Procura della Repubblica, hanno rilasciato arbitrariamente differenti provvedimenti in deroga alle stringenti normative di carattere ambientale, permettendo in questo modo all’azienda di decuplicare il corpo della discarica.

Il resto è cronaca recente. Poco dopo il sequestro, il Comune di Mezzocorona adottava un’ordinanza che invece di imporre al Gruppo Adige Bitumi il ripristino dell’area, gli consentiva illegittimamente di recuperare parte dei rifiuti. L’Amministrazione comunale perseverava nel dare corso al proprio provvedimento, nonostante il fatto che i Carabinieri del NOE di Trento e successivamente anche l’Ufficio giuridico di APPA avessero segnalato al Comune l’incongruenza del provvedimento adottato, ribadita anche dal GIP di Trento a seguito di un’istanza di dissequestro presentata dal Gruppo Adige Bitumi.

A questo punto le indagini si concentravano sul dirigente provinciale, nei confronti del quale la Procura di Trento aveva già avviato altri accertamenti in relazione ad atteggiamenti collusivi con alcune imprese. In particolare il dirigente, a seguito dell’accertamento di violazioni da parte di alcune aziende, invece di adottare i provvedimenti sanzionatori, attraverso “riunioni di cortesia” informava le aziende stesse che avrebbe provveduto d’ufficio a regolarizzare le situazioni più eclatanti, evitando di disporre ulteriori verifiche. Le notifiche alle aziende venivano demandate a personale non specializzato in materia ambientale, pertanto non in grado di rilevare eventuali ulteriori illiceità.

I fatti sono stati riscontrati attraverso specifiche perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Trento, all’esito delle quali si è effettivamente accertato che presso alcune aziende erano in atto degli scarichi in assenza di specifica autorizzazione.

Gli indagati a vario titolo, dovranno ora rispondere di differenti reati, tra cui il traffico illecito di rifiuti e l’abuso d’ufficio.