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CANTINA MORI (TN): CIVETTINI, SI RINUNCIA A DIRETTORE PER GESTIONE PRESIDENZIALE?

(Fonte: Claudio Civettini) – Interrogazione. Dopo Ala, anche la cantina di Mori rinuncia al direttore? Cosa succede nella gestione di sistemi cooperativi territoriali? Si conferma o si smentisce il divorzio nella cantina di Mori? Presidenti che nei fatti sostituiscono i manager e le professionalità per scelte politiche?

Nata nel 1957 da un’idea di pochi soci, trova la sua massima espressione nel 2012, dove, la cantina di Mori Colli Zugna, oltre ad diventare la più grande cantina ipogea d’Europa, diventa attiva protagonista del territorio, dotandosi delle tecnologie più all’avanguardia.

Oggi nella cantina lavorano circa 680 soci attivi su settecento ettari di terreno coltivato a vite partendo dalla valle di Gresta, Besagno e tutto il fondo valle, raccogliendo, lavorando e commercializzando il prodotto. 12 milioni di euro nel 1015 classificandosi al 103° posto delle Cantine in Italia come fatturato e circa 16 nel 2016.

Una gestione necessariamente manageriale, poiché diversamente, la complessità di filiera, di una gestione coinvolgente innanzitutto i Soci, i loro legittimi interessi e un territorio così vasto e diverso, potrebbe rischiare di essere fagocitato da colossi, magari della cooperazione, che andrebbero ad azzerare quei vantaggi competitivi, cui una produzione come quella della Cantina di Mori Colli Zugna, deve necessariamente ambire e perseguire.

Invece, dalle voci raccolte, sembrerebbe che il qualificatissimo direttore, sia ora in ferie-proprio subito dopo la vendemmia-e, pare, che sia nei fatti un preludio ad un inspiegabile addio, che, in caso di conferma, necessità di chiarimenti di non poco conto.

Infatti, il pericolo nasce proprio dalla tutela dei soci, dalla capacità di gestione dei territori di conferimento ma anche della volontà di valorizzare un prodotto, senza che possa diventare oggetto di mercificazione al ribasso, con chi vorrebbe una gestione politica della vinificazione in Trentino.

Un pericolo, che porterebbe al ribasso un potenziale di valorizzazione, oggi da tutti riconosciuto tanto che, nella gestione generale, forse, la capacità manageriale, potrebbe aver dato fastidio a qualche realtà sponsorizzata dalla politica e dai denari anche pubblici.

A fronte di ciò, si ritiene necessario ,dopo il fenomeno della Cantina di Ala, di dar fiato anche alla situazione di Mori che, qualora fosse confermata, potrebbe celare una strategia ben precisa, che potrebbe portare danno soprattutto ai soci e ai conferitori in genere, ma anche alla qualificazione territoriale delle produzioni,che,diversamente,potrebbero finire tutte in una

inattuale e inopportuna gestione centrale ,con capofila, una sorta di cartello politico per la gestione, senza che manager troppo evoluti, possano far emergere i valori che si starebbero tradendo.

Una situazione che necessita di essere chiarita immediatamente, affinché gli investimenti fatti in quel di Mori, non siano azzerati per una strategia precisa, svalorizzando un patrimonio inestimabile di aggregazione che ad oggi, ha creato ricchezza locale e lustro per tutta la produzione vitivinicola del Trentino.

 

 

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Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

• se si sia a conoscenza e corrisponda al vero, che dopo la Cantina di Ala, anche la Cantina di Mori, avrebbe scelto di “divorziare” dall’attuale qualificatissimo Direttore e, nel caso di conferma, quali siano le ragioni per scegliere, all’interno del sistema cooperativo –visto anche quanto è successo ad Ala-la rinuncia ad una gestione manageriale, privilegiando una gestione “presidenziale”, che pur essendo sicuramente all’altezza del ruolo, non ha certo le caratteristiche di una figura, quale quella del direttore, che pone nella tutela del socio, il raggiungimento degli obiettivi, della qualità ,mediando per mandato, il giusto equilibrio tra soddisfazione dei conferitori e interessi della Cantina stessa;

• Se dietro a dette strategie, si possano configurare-non certo in modo complottista-ma per induzione allo stato di necessità, al ricorso di una gestione centrale delle risorse, dando corpo, nei fatti, ad una centralizzazione verticale delle scelte, delle strategie e delle priorità, relegando al secondo piano le specificità che ad oggi, hanno dato soddisfazioni ai soci, territorio e cantine;

• se, nel rispetto delle autonomie gestionali, si ritenga serio e di garanzia, che la regia pubblica sia un supporto efficace su scelte strategiche dei vinicoltori in generale,evitando che strategie di marketing spinto favorevoli all’aggregazione indiscriminata delle produzioni, possano far scemare quelle specificità che danno valore aggiunto ai vari territori, alle produzioni e ai soci, pur auspicando un coordinamento della comunicazione, che possa ottimizzare il percorso della commercializzazione delle bottiglie prodotte.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

 

Cons. Claudio Civettini
Lista Civica Trentina