Emergenza Covid - Trentino

Videointervista al Presidente dell'Ordine medici - dottor Marco Ioppi

Decisamente apprezzando l’innegabile solerzia degli Uffici provinciali nel contestare, dopo solo ventisei anni, l’utilizzo del simbolo della Provincia autonoma di Trento nel contesto del più ampio logo della C.G.I.L. del Trentino, credo sia mio dovere fornire alcune precisazioni tecniche che forse sono fin qui sfuggite.

La vicenda, come correttamente riferito dal “Trentino” a pag. 22 nell’edizione del 15 ottobre 2020, trae spunto dalla decisione dell’allora Segretario generale Sandro Schmid di compiere una “svolta territoriale” per meglio garantire e rappresentare un radicamento del Sindacato nel tessuto sociale e produttivo del Trentino, simboleggiando questa scelta anche attraverso una rappresentazione grafica che sottolineasse i legami con l’identità storica di questa terra e del suo mondo del lavoro.

Pur non essendo esperti di protocollo pubblico, ma nemmeno iscrivendoci nei ruoli dei più sprovveduti, già allora la C.G.I.L. trentina comprese che l’utilizzo del suddetto simbolo dovesse ottenere, prima di ogni altra cosa, l’autorizzazione della Provincia autonoma di Trento all’uso, posto che araldicamente quel simbolo – rappresentato dall’ “Aquila di San Venceslao” concessa dal re Giovanni di Boemia al Principato vescovile di Trento alla metà del XIV secolo, secondo gli studi di P. Frumenzio Ghetta – definisce il territorio e l’Amministrazione di questa Provincia autonoma e tale rappresentazione è definita negli atti ufficiali dello Stato.

Ciò premesso, io personalmente ho curato l’iter di concessione, confrontandomi ripetutamente allora con un funzionario della Provincia, legato al settore delle pubbliche relazioni istituzionali, il quale mi diede indicazioni precise sugli accorgimenti da prendere per ottenere la concessione all’uso del suddetto simbolo.

Nonostante sia passato poco tempo, ricordo ancora i suggerimenti di togliere la corona araldica, rispetto all’originale, in modo tale da creare qualche visibile differenza con il simbolo ufficiale della Provincia. A seguito di questi accorgimenti e come da richiesta della Provincia stessa, presentammo un bozzetto che venne approvato ed ottenemmo così l’utilizzo del simbolo, oggetto dell’odierno scrupolo degli Uffici provinciali e delle immeritate attenzioni di qualche Consigliere, sempre vigile nel difendere i valori e le prerogative dell’autonomia trentina, soprattutto, guarda caso, nei riguardi degli avversari politici. Tant’è e ce ne faremo una ragione, anche se duole osservare il processo di continua demonizzazione di un’Organizzazione sindacale che, piaccia o meno all’attuale maggioranza provinciale, ha segnato ed ancora segna con il suo quotidiano impegno la storia del lavoro in questa terra e della democrazia in questo Paese.

Comprendo che forse tutto ciò possa dispiacere a chi vagheggia il ritorno all’autoritarismo, al pensiero unico ed alle corporazioni, ma si tratta della storia del Trentino, che non può essere celebrata quando conviene ed essere dimenticata quando non serve.

Se oggi, a distanza di ventisei anni e dopo che quel simbolo è stato ed è tutt’ora onorevolmente usato per rappresentare i lavoratori trentini nelle diverse vicende contrattuali e nella difesa dei loro diritti senza che mai alcuno abbia sollevato il supposto problema, qualche attento censore ritiene di dover riproporre la questione, spiace dover rimandare la vicenda al mittente, anche meravigliandoci che la pubblica Amministrazione abbia smarrito i propri atti, sopratutto se non “risalenti agli ultimi dieci anni”, così come ammette l’Amministrazione provinciale stessa.

Ritengo che la C.G.I.L., nei suoi archivi, possa aver conservato forse memoria dell’istanza allora prodotta e comunque garantisco con la mia parola che le procedure si sono svolte nel modo descritto, sfidando chiunque a ritenermi mendace. Grato per l’attenzione concessami, saluto cordialmente.

Un’ultima considerazione mi sia permessa. Trovo imbarazzante e perfino vergognoso che le Istituzioni dell’autonomia speciale, in una situazione così difficile e davanti ai lutti prodotti dalla pandemia in atto, trovino il tempo di occuparsi di simili argomenti, a distanza di quasi trent’anni e senza mai aver sollevato prima ed in alcun modo una tale questione. Saranno forse i segni dei tempi, ma sono segni che preoccupano perché dicono di una classe dirigente manichea ed irresponsabile.

 

*

Bruno Dorigatti

Già Segretario generale Cgil Trentino (nel sindacato 1996 al 2004, 40 anni)

Ex Presidente Consiglio provinciale Trento (da febbraio 2013 a novembre 2018)