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BORGA – INTERROGAZIONE * “APSP E COMUNI: ANCORA UNA VOLTA LA GIUNTA PROVINCIALE MANIFESTA LA SUA VOLONTÀ ACCENTRATRICE E DIRIGISTA, LESIVA DELLE AUTONOMIE DEI TERRITORI”

Apsp e Comuni: ancora una volta la Giunta provinciale manifesta la sua volontà accentratrice e dirigista, lesiva delle autonomie dei territori

L’art. 23 ter della L.P. n. 6/98, così come modificato dall’art. 5 della L.P. n. 14/2017, prevede che la Giunta provinciale promuova e favorisca forme di collaborazione fra le aziende pubbliche di servizi alla persona al fine di accrescere l’efficienza della rete territoriale di servizi per gli anziani.

A tal riguardo non pare fuori luogo rammentare come all’approvazione della legge testé citata si sia giunti soltanto dopo che la Giunta provinciale, costretta dall’opposizione di parte delle minoranze, ha abbandonato l’intenzione di eliminare i consigli d’amministrazione delle diverse APSP per costituire un unico consiglio d’amministrazione a livello provinciale, maturata in un’ottica fortemente dirigista ed accentratrice chiaramente lesiva dell’autonomie territoriali.

Approvata la legge, che per la sua attuazione – ed in particolare per la concreta operatività dei cc.dd. “Spazi argento” – richiederà tempi piuttosto lunghi, la Giunta provinciale, sembra aver riservato le sue attenzioni alla norma sopra richiamata, cercando, secondo quanto consta all’interrogante, di realizzare per via amministrativa quello che non le è stato consentito fare a livello legislativo.

Recentemente l’assessore Zeni ha infatti inviato ad Upipa una bozza di protocollo d’intesa, qualificato come ipotesi di lavoro, che dovrebbero sottoscrivere, unitamente alla Provincia il Consiglio delle Autonomie locali ed Upipa.

Tale documento sembra riprendere appieno le originarie intenzioni della Giunta provinciale, proponendo un modello di gestione, che ridurrebbe sensibilmente i margini di autonomia non soltanto delle diverse APSP, ma anche dei Comuni.

Partendo dalla premessa, che afferma una dichiarata necessità (non si capisce da quale norma imposta): a di individuare gli ambiti ottimali nei quali promuovere le gestioni associate tra APSP; b) individuare i servizi e le funzioni che devono essere obbligatoriamente gestiti dalle Apsp in forma associata; c) prevedere una graduale attivazione delle gestioni associate tra APSP.

A tal proposito si rileva come in realtà non esista alcuna necessità di procedere nel senso indicato dalla Giunta.

Il sopracitato articolo 23, infatti, prescrive che la Provincia:

  1. a) promuova non meglio specificate “forme di collaborazione” (non necessariamente gestioni associate) fra APSP (collaborazioni, peraltro, che già da tempo numerose APSP hanno avviato)
  2. b) incentivi le gestioni associate delle comunità di valle (non delle APSP) limitatamente alla “gestione condivisa di Spazio argento”.

Da dove, pertanto, la Giunta provinciale derivi questa pretesa necessità in capo alle APSP non è dato comprendere, cosicché la premessa così formulata conferma la volontà accentratrice della Provincia, che “arginata” in aula la Giunta vorrebbe imporre surrettiziamente per via amministrativa.

Premesso quanto sopra, il documento individua gli ambiti territoriali entro i quali dovrebbero essere promosse le gestioni associate ed elenca le funzioni che dovrebbero essere gestite obbligatoriamente dalle APSP in forma associata.

Senza entrare nel dettaglio della proposta, si rileva l’ampiezza (non soltanto territoriale) eccessiva di alcuni ambiti, che pare non tener conto della non casuale circostanza per cui i costi delle rette (sostenuti dagli ospiti e dalle loro famiglie) risultano essere maggiori nelle realtà di maggiori dimensioni.

Si rileva altresì come l’elenco (peraltro ancora aperto ad eventuali ulteriori inclusioni) delle funzioni che dovrebbero essere obbligatoriamente gestite in forma associata sia quasi omnicomprensivo, cosicché vien da chiedersi in cosa si differenzi la proposta odierna dal modello che la Giunta provinciale ha tentato invano d’imporre per via legislativa.

Ma il massimo della volontà accentratrice della Giunta provinciale si manifesta di seguito, quando il documento individua l’impegno che il Consiglio delle autonomie dovrebbe assumere, in totale spregio dell’autonomia dei Comuni e delle stesse APSP.

Il C.A.L., infatti, si dovrebbe impegnare a “deliberare un atto d’indirizzo nei confronti dei comuni designanti gli organi delle APSP, affinché nel mandato assegnato sia previsto di dare attuazione al piano di gestione associata”.

Quindi, ciò che la Giunta provinciale (con l’auspicata complicità del C.A.L.) vorrebbe è una sorta di commissariamento ad acta dei Comuni chiamati a designare i componenti del consigli di amministrazione delle APSP e conseguentemente delle medesime APSP, la nomina dei cui amministratori sarebbe subordinata alla pedissequa accettazione delle volontà della Provincia.

Una proposta che, al di là di ogni valutazione di merito, è semplicemente e preliminarmente inaccettabile nel metodo e che rileva auna volta di più, quando mai ve ne fosse stato bisogno, che cosa intenda per autonomia il centrosinistra trentino allorquando l’onnipotente Provincia automa di Trento deve rapportarsi con i territori.

Ma, se possibile, vi è di peggio.

Facciamo riferimento ai tempi, che il documento individua nel 31 dicembre 2018 per quanto riguarda l’eventuale presentazione alla Provincia dei piani di gestione associata, e, soprattutto, nella scadenza, ormai prossima, dei c.d.a. delle diverse APSP per la sottoscrizione del protocollo d’intesa, che, come sopra esposto, dovrebbe vincolare Comuni e neoamministratori delle APSP a seguire pedissequamente le volontà della Giunta provinciale

Una vera e propria follia, atteso che si vorrebbero imporre in tempi strettissimi decisioni che inciderebbero in misura rilevantissima sulla stessa natura delle APSP.

Tra l’altro, secondo quanto risulta all’interrogante, la Provincia avrebbe già inviato il documento in questione ad alcuni Comuni, prima ancora che il Consiglio delle autonomie sia stato coinvolto.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere

 

interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere:

 

  1. a) se non ritenga opportuno che decisioni di tali rilevanza per la natura stessa delle APSP siano assunte dopo un adeguato spazio di approfondimento e riflessione;
  2. b) se non ritenga che la pretesa di sottoscrivere il protocollo d’intesa di cui in premessa prima che i Comuni provvedano a designare i nuovi componenti delle APSS sia incompatibile con la possibilità per tutti i soggetti interessati di approfondire adeguatamente i temi oggetto del protocollo;
  3. c) se non ritenga gravemente lesiva dell’autonomia dei Comuni e delle APSP la pretesa che il Consiglio delle autonomie deliberi un atto d’indirizzo nei confronti dei Comuni (la maggior parte dei quali non è neppure rappresentata nel C.A.L.) designanti gli organi delle APSP affinché nel mandato loro assegnato sia previsto di dare attuazione alle volontà della Provincia;
  4. d) se è vero che alla data odierna copia del documento in esame sia già stata inviata ad alcuni Comuni, prima ancora che il Consiglio delle autonomie sia stata investito della questione e, in ipotesi di risposta positiva, quali sono questi Comuni.

 

.A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

cons. Rodolfo Borga