La questione del lavoro deve rimanere centrale. È una questione che non è importante solo sul piano strettamente economico, ma è cruciale per l’integrazione sociale, per la convivenza civile, per la stessa identità personale.

• Un più elevato tasso di partecipazione al mercato del lavoro, un allungamento della vita lavorativa, misure di contrasto alla disoccupazione e una più robusta dinamica della produttività sono fattori fondamentali per mitigare gli effetti negativi delle tendenze demografiche (pag.13)

• Le tendenze demografiche che caratterizzano l’Italia si riscontrano anche in altri paesi avanzati, non solo europei. Da noi sono però più marcate e le politiche per contrastarle meno sviluppate. (pag.13)

• L’Italia ha risposto con ritardo all’accelerazione nel processo di integrazione dei mercati e alla rivoluzione tecnologica dell’informazione e della comunicazione. Nei 25 anni che hanno preceduto la crisi finanziaria globale del 2007 gli investimenti nelle nuove tecnologie sono stati modesti e le imprese hanno innovato in misura insufficiente.

• Il ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie ha risentito della struttura del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalla presenza elevata di piccole imprese, penalizzato dalla scarsa disponibilità di risorse finanziarie. (pag.6)

• Il ritardo tecnologico del Paese si estende al settore finanziario. Anche in questo caso è bene dare conto dei progressi. Oggi tutte le banche italiane stanno ampliando l’offerta online dei servizi tradizionali (…). Dove la risposta delle banche non sta avvenendo con la necessaria rapidità è nel campo dell’utilizzo delle tecnologie più complesse (fintech), che stanno trasformando la struttura stessa dell’industria finanziaria; si tratta delle nuove metodologie per la gestione e l’analisi di insiemi di dati grandi e complessi (big data). (pag.11)

• La partecipazione femminile è aumentata, dal 47 del 1998 al 56 per cento del 2018, ma il valore rimane il più basso tra quelli dei paesi della UE. Il tasso di attività delle donne è inferiore di 19 punti percentuali a quello degli uomini, uno dei divari più elevati in Europa. (pag.13)

• Anche l’immigrazione può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese. Gli studi non rilevano effetti negativi dell’immigrazione sui lavoratori del paese ospitante né in termini di tassi di occupazione né di livelli retributivi, può anzi avere un impatto positivo sui tassi di partecipazione e sul numero di ore lavorate dalle donne italiane. Vanno però affrontate con decisione le difficoltà nell’integrazione e nella formazione di chi proviene da altri paesi così come quelle che si incontrano nell’attirare lavoratori a più elevata qualificazione. (pag.14)

• Per rimuovere gli ostacoli che frenano l’attività produttiva e l’imprenditorialità degli italiani occorre un piano di misure organico, che intervenga sia sul lato dell’offerta sia su quello della domanda. Un piano efficace richiede di abbandonare definitivamente la facile e illusoria ricerca di capri espiatori – l’Europa, la finanza, i mercati, gli immigrati – per fondarlo invece su un’analisi approfondita dei mali della nostra economia, che metta in primo piano le sfide poste dal cambiamento tecnologico e da quello demografico. (pag.16)

 

Visco 20 settembre 2019 Ancona