VIDEONEWS & sponsored

(in )

AVV. ALEXANDER SCHUSTER * MATERNITÀ: « ALLA LUCE DELLA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI PISA IL MIO MONITO È: “LE DONNE LESBICHE AMERICANE NON PARTORISCANO IN ITALIA” »

“Donne lesbiche americane non partoriscano in Italia”. Il monito di Schuster a un evento organizzato dal Consolato USA alla luce della decisione del Tribunale di Pisa.

«Donne lesbiche statunitensi e in generale da Paesi più avanzati dell’Italia considerino i rischi di vivere e lavorare nel Bel Paese. Quantomeno evitino di partorire qui». È quanto dichiarato dall’avv. Alexander Schuster in dialogo con la prof.ssa Chai Feldblum nel corso dell’odierno Transatlantic Thursdays, la serie di eventi organizzati dai consolati statunitensi in Italia e oggi dedicato ai temi LGBTI (https://easymilano.com/ad/transatlantic-thursdays-usa-consulate-milan/).

In particolare ha aggiunto: «Le donne straniere, come quelle italiane, non potranno dichiarare la verità, non potranno, cioè, dichiarare che i loro figli sono nati da fecondazione assistita. Nel 2020 la Cassazione ha confermato che è doveroso usare le formule che impongono di dichiarare un rapporto sessuale con un uomo. In questi giorni, poi, il Tribunale di Pisa ha ignorato la legge dello Stato del Wisconsin e ha negato ad un bambino nato da una donna statunitense il diritto, pacifico negli Stati uniti, di avere due madri sin dalla nascita. Le famiglie gay e lesbiche che vengono a vivere qui devono essere al corrente dell’arretratezza in cui versa l’Italia e della carenza di riconoscimento giuridico a cui si espongono».

È infatti di questi giorni il deposito dopo oltre cinque anni di causa della decisione del Tribunale di Pisa (decreto 11 maggio 2021, Pres. Civinini, relatrice Spina), con la quale ha negato la possibilità per il diritto italiano di garantire due madri ad un bambino. Significativa è la seguente considerazione del Tribunale: «Quel che ne deriva è, in definitiva, che (condivisibile o no) si può decidere di volere di che sesso essere, anche quando non si cambia quello biologico, ma se si vuole diventare genitore, occorre rispettare la aspettativa naturale del bambino ad avere una mamma ed un papà che siano tali all’anagrafe e nella vita vera». Dalla decisione non si evince se questa “aspettativa naturale” debba a questo punto essere garantita al bambino obbligando il donatore anonimo di sperma a divenire padre del nato.

Quanto all’applicazione del diritto statunitense, ad avviso del Collegio presieduto dalla dott.ssa Civinini, «il Capitolo 891, § 40 del Codice del Wisconsin, cui fanno riferimento le ricorrenti e il curatore del minore, si riferisce all’inseminazione artificiale realizzata da coppia di sesso diverso unita in matrimonio», ignorando la giurisprudenza degli stessi giudici dello Stato del Wisconsin. Significativo è il fatto che la giurisprudenza era stata però correttamente ricostruita e illustrata dai giudici pisani proprio nella decisione che aveva sottoposto il caso alla Corte costituzionale nel 2018, senza che gli attuali giudici illustrino perché i colleghi avrebbero mal ricostruito il diritto americano tre anni fa.

Il commento delle madri: “Siamo molto amareggiate della decisione del Tribunale di Pisa che ci sembra basata sull’ignoranza della legge americana, e sulla paura del cambiamento, cambiamento che è invece largamente accettato dalla società italiana per come la viviamo tutti i giorni. Scegliamo di andare avanti con questa battaglia legale perché nonostante l’amarezza profonda crediamo che le nostre famiglie non potranno essere ignorate ancora a lungo dalla legge italiana.”

Nelle prossime ore sarà proposto reclamo avanti alla Corte di appello di Firenze, fiduciosi che possa essere correttamente interpretato il diritto italiano e soprattutto quello statunitense. Invero, con la sentenza n. 32/2021 la Corte costituzionale ha stabilito che questo vuoto di tutela di cui soffre in primo luogo il bambino nato dall’amore di due donne già oggi viola diritti fondamentali garantiti dalla Carta costituzionale e dalle Carte europee e ha dato atto del dibattito ancora aperto fra i giudici comuni. E mentre la Corte di Strasburgo ha comunicato recentemente al Governo italiano le contestazioni di violazioni di diritti umani in questi ambiti nel caso Bortolato c. Italia, si registrano ulteriori decisioni di giudici nel senso della tutela piena e non discriminatoria dei minori (recentemente, Corte di appello di Cagliari e Tribunale di Bolzano).

 

*

Studio legale Avv. Alexander Schuster

Trento