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AUTONOMISTI POPOLARI * ” GLI ASSESSORI ALLA MARCIA DI CARNEVALE: LA COMMEDIA È DAVVERO GIUNTA AL GRAN FINALE “

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16.10 - giovedì 31 maggio 2018

La commedia è davvero giunta al gran finale. Il giornalista Paolo Mantovan, sul Trentino di lunedì 28 maggio2018, titola il suo pezzo “Gli assessori alla marcia di Carnevale”.

Nel leggere l’articolo di Mantovan purtroppo la cronaca si tinge da satira politica. L’occasione è data dalla marcia di protesta che i cittadini esasperati del quartiere della Portela e santa Maria hanno organizzato per una situazione oramai collassata e che nessuno di questa maggioranza sa più come gestire.

Ma l’aspetto saliente e tragicomico, insolito ed imbarazzante per una maggioranza di governo, è che fra le fila dei partecipanti alla marcia c’erano due assessori della giunta Andreatta e il capogruppo, tutti appartenenti ai un partito della maggioranza che governa la città. Chiaramente si tratta di un atto non concordato e palesemente contro l’operato del Sindaco, della sua giunta e della maggioranza che lo sostiene.

Il cittadino che assiste a questa confusione delle parti si chiede dove sta la coerenza dei due assessori che sono di fatto responsabili primari di tutte le decisioni che si prendono nella “stanza dei bottoni” del maggiore comune del trentino?

Probabilmente la loro presenza, per usare un aforisma di un noto ex esponente di spicco del PD, è limitata “a pettinar le bambole”.

E i capi gruppo cosa discutono negli incontri di maggioranza?

Governare una città capoluogo richiede impegno e soprattutto coerenza in chi governa, tanto più se si tratta della città di Trento, città di riferimento di una provincia autonoma.

Con stupore per chi legge il 30 maggio 2018, dai quotidiani si informa che i “marciatori” altalenanti dichiarano che “..rimarremo all’interno della maggioranza del Consiglio comunale, all’interno della quale siamo stati eletti dai cittadini, ma continueremo a insistere sul tema della sicurezza, in risposta alle esigenze emerse dalla nostra comunità.” e concludono che se “servisse a far passare una linea dura nel contrasto a degrado e microcriminalità» useranno il loro voto autonomamente.

Ciò significa che la maggioranza diventa ostaggio di una sua componente che, con la politica delle mani libere, può mettere in minoranza a suo piacimento  il sindaco e quindi il governo della città.

Con quale faccia e credibilità questi personaggi stanno in Giunta o siedono come maggioranza in Consiglio comunale, approvano atti e condividono scelte all’interno della maggioranza in consiglio e poi dove non sono d’accordo, o meglio dove a loro non conviene, si defilano.

Noi autonomisti popolari crediamo che un Sindaco deve essere certo della lealtà e dei numeri delle componenti della sua maggioranza per affrontare e risolvere tutti gli argomenti messi nel programma politico di coalizione ma anche per affrontare i problemi quotidiani che nascono all’interno di una città complessa come Trento.

Con questo non vogliamo esprimere solidarietà al sindaco di Trento Andreatta, che riteniamo a capo di una maggioranza non coesa ed in crescente difficoltà, ma ci chiediamo come possa essere credibile una maggioranza che avanza a ranghi sparsi e con prerogative divergenti, tanto da  vedere alcuni suoi componenti di giunta e di consiglio sfilare sotto le finestre dell’amministrazione in segno di protesta.

Ciò che stride è che ad una manifestazione di disagio pubblico sulla carenza o mancanza di sicurezza possano parteciparvi componenti politiche di maggioranza ai livelli più alti, assessori e capogruppo, che dovrebbero per loro compito averla garantita e garantirla. Se tali componenti non sono in grado di governare o di contribuire alle decisioni del governo della città, sarebbe meglio dessero le dimissioni e che il sindaco si comportasse di conseguenza.

Sul tema della sicurezza la città è ferma da anni come è ferma sulle scelte strategiche che caratterizzeranno questa città nel prossimo decennio e nel futuro.

Paradossale è la mozione recentemente approvata dal consiglio comunale in cui la nostra città diventa la prima città rifugio italiana per i perseguitati politici. Benissimo, possiamo condividerne i presupposti, ma se poi per i cittadini che vivono la quotidianità nelle vie della nostra città la percezione della sicurezza, della vivibilità, della qualità della vita viene meno, è evidente che l’approvazione di una siffatta mozione, targata PD, sulla città rifugio, appare stridente. Chi vogliamo ospitare e difendere se non siamo in grado di garantire sicurezza a noi stessi?

Per i cittadini di Trento che auspicano una città vivibile e a misura d’uomo chiediamo a questa maggioranza maggior impegno e minore ipocrisia politica. Per quella componente di maggioranza in libertà diciamo con forza che non si può star seduti su due sedie pensando che passino inosservate furbizie camaleontiche.

Vogliamo che quanto scritto sia un pungolo per questa maggioranza ed una anticipazione ad un nostro futuro impegno per una città più sicura per tutti i cittadini, più aperta ad un impegno sociale condiviso, più disponibile come città rifugio per le genti perseguitate e soprattutto più protagonista come città della gente trentina.

 

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Autonomisti popolari

Sezione di Trento

 

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