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AUTONOMISTI POPOLARI * COOPERAZIONE TRENTINA: BALSAMO, « RITROVARE I VALORI PERDUTI, NON DEVE ESSERE IL DOMINUS DEL MOVIMENTO MA RICORDARSI DI ESSERE AL SERVIZIO DELLO STESSO »

Ritrovare i valori perduti per salvare la cooperazione. Il tema della cooperazione in Trentino è troppo importante perché ad occuparsene siano soltanto gli addetti ai lavori e le loro, purtroppo, litigiose componenti. Come autonomisti popolari-Fiocco di neve siamo molto preoccupati, e non da oggi, per quanto avviene all’interno del mondo cooperativo che sembra aver smarrito la bussola, vale a dire la propria storia e gli obiettivi per i quali a metà milleottocento venne ideata da don Lorenzo Guetti.

Siamo fortemente convinti che se si vuole davvero superare l’attuale stato di profonda crisi, sia necessario un ritorno ai valori fondanti della cooperazione che prevedono il coinvolgimento dei soci non solo come “clienti”, ma anche e soprattutto come protagonisti nella definizione degli obiettivi delle singole società e sulle modalità di gestione delle stesse.

Non va dimenticato che la base ed il fondamento stesso della cooperazione sono solo e soltanto i soci. È proprio questo che differenzia la cooperazione da qualsivoglia società di capitali o a responsabilità limitata.

Sono gli interessi di questi che è necessario in primo luogo tutelare. Per far questo è necessario che la Federazione diventi il “sindacato” non solo delle società cooperative, ma anche dei soci delle medesime. Proprio per questo a nostro avviso i “professionisti” della cooperazione non possono rappresentare in maniera adeguata gli interessi dei soci. Questo è possibile solo se gli amministratori, a partire proprio dal Presidente, provengono da esperienze cooperative di base avendo maturato in tali ruoli una forte sensibilità proprio nei confronti delle esigenze dei soci.

Non è dunque per nulla necessario che il Presidente sia un manager. La parte manageriale viene già garantita da una adeguata struttura (direttore e dirigenti). Senza un consiglio che con il suo presidente riesca a far valere gli interessi dei soci (e non quelli della società, che possono anche non coincidere) si rischia di trasformare le cooperative in società orientate agli interessi dei dirigenti invece che agli interessi dei soci. Le questioni tecniche insomma sono e devono essere di competenza del direttore e della struttura amministrativa.

Il Consiglio e il suo presidente, se si vuole davvero rispettare lo spirito della cooperazione, devono invece rappresentare al massimo grado, anche in termini di conoscenza e di coinvolgimento generale, i singoli soci e non le singole cooperative.

Da sempre la cooperazione si è distinta per i rapporti umani e di conoscenza e non per quelli meramente tecnico-manageriali. (In questo senso non ce ne voglia l’ottimo avvocato Girardi, manager di indiscusse capacità, ma che non ci pare abbia in tema di cooperative altra esperienza se non quella di commissario della cantina di Lavis, ruolo dunque eminentemente tecnico).

Quanto sopra vale non solo per le singole cooperative, ma anche e soprattutto per la Federazione; vale insomma in termini generali: è necessario passare da un orientamento volto a incrementare la quantità (più soci, più società, più cooperative) ad uno rivolto a migliorare la qualità (più preparazione, più formazione, più partecipazione).

Cooperative più grandi (vedi accorpamenti, voluti dai vertici, ma spesso contestati dai soci), non sempre significano maggiore efficienza. Se le dimensioni vanno a scapito della partecipazione si erodono le basi stesse del movimento cooperativo. Il raggiungimento delle economie di scala dovrebbe essere garantito dalla presenza dei consorzi di secondo grado che devono essere al servizio delle cooperative di primo grado e non viceversa come succede a volte oggi, come ad esempio cassa centrale nei confronti delle casse rurali, Sait nei confronti delle Famiglie cooperative e via dicendo.

La Federazione insomma, se vuole davvero uscire dallo stato di profonda crisi in cui si trova, deve recuperare efficienza definendo i settori nei quali presta assistenza alle cooperative socie evitando duplicazioni e concentrandosi sull’essenziale. Nell’essenziale vi è anche la revisione cooperativa che va interpretata in maniera non burocratica e tenendo presente gli interessi dei soci.

Una profonda  riforma di essere federazione sembra inderogabile e deve partire proprio da un ritorno ai suoi perduti valori, non senza dimenticare che la federazione delle cooperative è un ente di servizio, creato proprio per essere al servizio delle cooperative associate e non viceversa. Non è e non deve essere il dominus del movimento, ma ricordarsi sempre di essere al servizio dello stesso.

Cosa questa che ci pare da tempo ormai dimenticata e causa prima della crisi e della forte litigiosità interna. La Federazione, se vuole rispettare la sua missione, non deve inventarsi politiche per le cooperative quanto piuttosto operare per creare il contesto entro cui l’operato delle cooperative sia più agevole e adeguatamente supportato nel rispetto delle singole autonomie.

Il valore dell’autonomia, per noi autonomisti popolari, è anche e soprattutto questo.

 

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Barbara Balsamo

Per Autonomisti Popolari