Con riferimento al lancio di agenzia Opinione (Lettera aperta di Ruggero Vaia (Sat Cavaleseè e altre 103 firme alla presidente della Sat Anna Facchini circa il progetto Lagorai), a nome di Transdolomites sono a inviare il seguente comunicato stampa con la cortese preghiera di pubblica diffusione.

La lettera aperta ,primo firmatario Ruggero Vaia, e riguardante il progetto Translagorai evidenzia positivamente il contrasto esistente all’interno della Sat circa il progetto in questione.

Transdolomites non intende entrare nel merito della questione Translagorai in quanto essa esula dalla linee guida di azione della nostra associazione, ma il dissenso evidentemente in atto fa comprendere che il dubbio nato in Transdolomites da alcuni anni a questa parte è che SAT da troppo tempo abbia deviato dal suo iniziale proposito fondante , ossia la difesa della montagna.

Difesa della montagna non significa postare il proprio occhio dai 1.600 metri insù, ma essere coscienti che i suoi problemi nascono anche da come si gestiscono alcuni fenomeni che si sviluppano nel fondovalle, ed anche da mete più lontane.

Uno dei problemi che riteniamo sia di massima urgenza da affrontare è proprio quello dei trasporti. Che senso ha decantare la bellezza dei monti se la maggior parte di chi li frequenta -per percorrere ad esempio poche ore di cammino in quota- ha macinato decine o centinaia di chilometri in automobile intasando autostrade e strade locali ?

Dunque la strategia di difesa degli ambienti dolomitici e alpini non può guardare al solo ultimo miglio in quota, ma l’essere consapevoli che il problema va affrontato alla radice con ragionamenti e scelte di ampio respiro.

Cosa fa pensare a Transdolomites che la SAT di questi anni abbia deviato dal suo scopo originale? Il nostro pensiero va allo scritto di Archimede Martini “ Le ferrovie di montagna con speciale riguardo al progetto pel Durone” edito dalla Tipografia Roveretana (Ditta Sottochiesa) nel 1892. In quel testo si legge che lo scopo della Società degli Alpinisti Tridentini è l’illustrazione delle montagne.

Ragionando sul concetto di bello e delle emozioni che la montagna suscita nell’autore leggiamo: «Più che è profonda in noi la conoscenza della terra nativa, ci sentiamo maggiormente attratti. E questo attaccamento suole generare quell’amore al bello, al buono, all’utile, il quale fece nascere e nutrire in me il pensiero di studiare; quale tipo di ferrovia economica si potrebbe applicare per avvicinare , tante naturali ricchezze e bellezze nascoste nelle più remote vallate Tridentine». Archimede Martini conviene sul fatto che nel versante meridionale delle Alpi il trasporto delle merci in esportazione segue il corso delle acque, mentre le importazioni seguono l’ordine inverso.

Così le valli Venosta, Pusteria, Fassa , Fiemme, d’Annone e di Sole tendono alla valle dell’Adige valle dove scorre il grande collettore delle loro acque: l’Adige.

Guardando alla realizzazione della ferrovia che collegava Bolzano a Merano, la progettazione della Merano -Val Venosta-Landeck, la linea della Valsugana, egli richiamava Rovereto a collegarsi con Riva e sul lato opposto attraverso la Vallarsa per raggiungere Schio, mentre per quanto riguardava la città di Trento il suo ruolo sarebbe stato quello a farsi centro di ferrovie secondarie economiche per le circostanti vallate che hanno il loro displuvio nella valle dell’Adige.

Il suo ragionamento non si limitava solo a queste visioni. Nei riguardi delle valli di Fiemme, Valli di Non e Sole, con l’eventuale proseguimento per il Tonale, Edolo e per l’Aprica congiungendosi con la ferrovia Valtellinese vedeva in ciò la linea ideale per gli alpinisti che avrebbe consentito di allacciare il lago di Como col Garda.

Alla base di tutti questi ragionamenti vi era l’ambizione di dare modo alle popolazioni di montagna di avere un accesso ai mercati del sud e del nord Europa grazie alla realizzazione di una rete di ferrovie di valle.

Il motivo scatenante di tutto ciò fu la realizzazione della ferrovia che nella valle dell’Adige collegava Verona con Innsbruck (1.867).

A distanza di 152 anni con l’avvicinarsi della realizzazione della nuova galleria del Brennero si rinnova la sfida di connettere le valli che hanno il loro displuvio nella valle dell’Adige.

Le strade realizzate nel corso di questi decenni hanno e stanno dimostrando tutti i loro limiti e per le popolazioni che abitano la montagna si profila il rischio di un nuovo isolamento se esse non verranno coinvolte nel nuovo percorso progettuale ferroviario destinato a rafforzare gli scambi tra il Nord ed il Sud dell’Europa.

Con l’avvento del turismo di massa diretto verso le località montane, queste ultime si sono trovate a doversi confrontare con gli effetti devastati del traffico automobilistico ed a tutti gli effetti negativi che si collegano a tale fenomeno.

La difesa della montagna , a nostro avviso passa innanzitutto mettendo in essere un nuovo modello di mobilità. In tutti questi anni abbiamo assistito al silenzio della Sat. A onor del vero un tentativo in questo senso lo aveva approcciato il 16 settembre 2017 in occasione delle Tesi di Moena dedicate al tema dei cambiamenti climatici. Anche il tema mobilità rientrò nelle tesi discusse affrontando la questione con una totale mancanza di coraggio nella ricerca di scelte radicali per dare risposte forti alla questione dei trasporti.

Rispetto al nobile pensiero di Archimede Martini, da troppi anni SAT ha dimostrato di avere smarrito per strada i principi della Società degli Alpinisti di allora. Una motivazione che auspichiamo venga fornita a noi ed alle popolazioni dolomitiche e alpine.

La fronda che si è levata con la lettera a firma di Ruggero Vaia è un buon segno di vitalità all’interno di detta associazione . Non è SAT in quanto tale che condanniamo , bensì una parte di coloro che hanno perso di vista le vecchie e nuove necessità di tutela e sviluppo delle economie della montagna volgendo io proprio sguardo in ben altre direzioni.

 

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Massimo Girardi
Presidente Associazione Transdolomites
www.transdolomites.eu