Sulla base dei rilevamenti della qualità dell’aria ormai di può definire oramai cronica la situazione del livello allarmante degli inquinanti che quotidianamente i cittadini respirano.

Traffico, impianti di riscaldamento, industria, sono i maggiori responsabili di questa situazione. Immaginare che questi siano solo i mali delle città significa incorrere in un grande errore di valutazione. Conviviamo con sorgenti d’inquinamento che si generano fuori casa.

Quando le correnti d’aria dalla Pianura padana spirano da sud verso nord i destinatari di una buona parte di questi inquinanti siamo noi che abitiamo in Trentino Alto Adige. A ciò si somma quello che produciamo in house, nei maggiori centri abitati, A22, le valli interessate dai grandi flussi di traffico, le destinazioni turistiche che sono grandi attrattori di traffico.

Inquinamento che poi i venti trasportano in quota verso le zone di montagna. Con determinate situazioni metereologiche dunque, in montagna si riversano i risultati di un inquinamento che non conosce frontiere. Ma anche la montagna con i residenti ed il turismo ci mette molto del suo.

La foto allegata è stata scattata qualche giorno fa nel Comun de Sèn Jan, (Pozza di Fassa) nelle “Dolomiti Unesco” e rappresenta il deposito quotidiano di polveri sul passamano del balcone di casa.

Per quotidiano si intende che pulito il passamano, il giorno dopo la situazione si ripete. A parlare con chi abita in Valle di Fassa o in Valle di Fiemme quando si ragiona di qualità dell’aria emerge la consapevolezza della scarsa qualità dell’aria che si respira. Le lenzuola bianche stese che vengono ritirate nere, gli esterni delle abitazioni ricoperti di polveri nere sono la testimonianza di quanto quotidianamente si respira anche nelle valli Dolomitiche.

Le montagne più belle del mondo, per la loro bellezza pagano lo scotto dello scadimento della qualità dell’ambiente. Le polveri che respiriamo e in buona parte prodotte dal traffico sono tra le più sottili, quelle che non vengono trattenute dalla membrana dei bronchi e passano direttamente nel sangue. In inverno la situazione è ancora peggiore perché le basse temperature fanno ristagnare l’aria in fondovalle e a ciò si aggiunge la salatura delle strade che provoca la corrosione dell’asfalto delle strade.

La polverizzazione del manto stradale sommata alle emissioni dei motori e rotolamento dei pneumatici genera il sollevamento di quote importanti di polveri, le famigerate Pm 2,5.

Più il battistrada è largo, più il mezzo è pesante, maggiore è la quantità di polveri sollevate. Se poi consideriamo che un’auto elettrica pesa il doppio di un’auto tradizionale, possiamo ben immaginare verso quale incremento di polveri rischiamo di andare per via dell’attrito con il fondo stradale.

Tra coloro che sono maggiormente esposti a respirare questi inquinanti abbiamo bambini e bambine in particolare coloro che vengono portati a passeggio in carrozzina per “prendere un po’ d’aria”. Poi ci sono coloro che hanno problemi respiratori e via di seguito.

Eppure tra la gente del posto da tempo circola una preoccupazione. La gente si chiede del motivo dell’incremento delle morti tra la popolazione anche giovanile, tumori, leucemie etc.

A dire il vero se lo chiedono anche da tante altre parti. Non è forse allora giunto il momento di essere meno ipocriti con noi stessi e con il nostro prossimo, mettere da una parte la paura di non danneggiare la reputazione turistica delle valli e chiederci in che vicolo ci stiamo infilando?

Abbiamo in mente il mondo intendiamo lasciare in eredità ai nostri giovani? Non vale forse la pena interrogarci sul vero senso della vita e di cosa significhi per noi ” qualità della vita” al di là del tenore economico? In tutto questo mix di degrado, il traffico ha un peso non indifferente.

Appare sempre più evidente che non sarà la mobilità su gomma quella sulla quale confidare per il cambiamento della qualità dell’aria e non solo. Ecco perché riteniamo che la battaglia per una ferrovia nelle valli dell’Avisio non sia un favore per chi “ha i soldi” o per il solo comparto del turismo, ma per noi cittadini, nessuno escluso.

Perché stiamo cuocendo tutti nella stessa pentola, ma non vogliamo accorgercene tanto siamo presi dai nostri egoismi e arrivismi fasulli.

Battersi per la ferrovia significa in primo luogo puntare a una soluzione che salvaguardi il nostro spazio vitale. Una soluzione che di primo acchito ha un costo, ma alla fine ha più senso parlare del valore di una infrastruttura o del valore della vita umana?

Ci facciamo incantare da coloro che ce la raccontano delle soluzioni a basso costo ma non sappiamo dare il giusto peso al diritto a vivere in un territorio più sano, al fatto che una maggiore probabilità di vita sia giusto sia legata ad una vera qualità del vivere in salute il più possibile.

Ritengo la battaglia di Transdolomites una battaglia sacrosanta da portare avanti con rispetto, ma senza falso rispetto nei riguardi di coloro che ci amministran,o che però non hanno il coraggio di guardare a muso duro nella direzione di problemi seri quali sono quelli dei trasporti.

Sì quello dei trasporti, il tema più ostico, quello sul quale ci giochiamo sempre di più il futuro e dal quale la politica locale cerca continue vie di fuga per sottarsi a scelte coraggiose e ambiziose.

Ecco allora il nostro invito a residenti, amministratori locali, ai Consiglieri provinciali, la Giunta Provinciale di Trento: affrontate il tema dei trasporti con un nuovo metodo, meno ideologia, e con criteri maggiormente orientati a fare delle valutazioni con visione a 360 gradi e non con visioni parziali.

Il senso dell’investimento non risiede solo nel volano economico che si può generare, ma il ritorno nella forma di una riduzione della spesa sanitaria che sempre più affrontiamo per il danno generato dai trasporti.

La sfida è proprio qui, nella sanità, un costo che se non gestito in altro modo rischia di portarci alla bancarotta economica, sociale e ambientale.

 

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Massimo Girardi

Presidente di Transdolomites