PROVINCIA DI TRENTO

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I tagli ai contributi per i celiaci colpiscono troppo bambini, ragazzi e over 60. AICT sollecita la Pat a rivederne l’entità e ad esercitare la propria autonomia

Come hanno riferito gli organi di informazione, venerdì scorso la Provincia ha “tagliato” pesantemente i contributi erogati alle persone affette da celiachia nel nostro territorio per l’acquisto dei prodotti senza glutine elencati dall’apposito registro nazionale. Con questo provvedimento anche il Trentino si è “adeguato” alla notevolissima riduzione dei sussidi sanitari ai celiaci introdotta dalla normativa nazionale nel 2018. L’Associazione Italiana Celiachia del Trentino (AICT), pur prendendo atto delle ragioni della revisione al ribasso dei contributi, legate soprattutto alla necessità di contenere la spesa sanitaria a fronte della continua crescita del numero dei diagnosticati beneficiari degli aiuti pubblici, non condivide l’entità di questi tagli.

Diversamente da quanto lascia intendere il comunicato con cui la Provincia ha divulgata la notizia, nel corso del confronto avuto con l’assessore alla salute e politiche sociali Segnana e i suoi collaboratori, AICT ha sempre evidenziato l’esigenza di tutelare almeno i soggetti deboli limitando il più possibile la riduzione del contributo erogato ai celiaci per l’acquisto di alimenti senza glutine compresi nel registro nazionale. Questo anche in forza della sia pur relativa autonomia riconosciuta alla Provincia in campo sanitario e che quindi in casi come questo andrebbe esercitata nella gestione delle risorse, evidenziando ovviamente fondate motivazioni. Le ragioni che a nostro avviso avrebbero potuto giustificare tagli meno drastici dei contributi sono almeno tre.

1. La prima è che i prodotti sostitutivi senza glutine ammessi dal ministero (pasta, pane e altri il cui elenco – va ricordato – è stato recentemente decurtato a livello nazionale), costano comunque ancora molto più degli alimenti “normali”.

2. La seconda è che il totale adeguamento della Pat ai nuovi e molto minori aiuti introdotti in Italia, non tiene conto della specificità del territorio del Trentino, dove per molte persone affette da celiachia che vivono in località periferiche di montagna, è difficile spostarsi autonomamente per raggiungere le grandi e più economiche superfici di vendita situate nei principali capoluoghi della provincia.

3. La terza ragione è che i tagli, diversificati in rapporto alle classi di età, colpiscono in particolare i bambini, i ragazzi e gli over 60. Per la precisione, ai bambini di 9 anni, che hanno evidentemente un fabbisogno calorico molto maggiore rispetto agli adulti, il contributo mensile è drasticamente ridotto della metà, da 140 a 70 euro. Pesante anche il taglio che subiscono gli uomini con più di 60 anni affetti da celiachia, che vedono calare all’improvviso il sostegno provinciale per acquistare alimenti sostitutivi da 140 euro ad 89 euro.

AICT aveva conseguentemente suggerito all’assessore di evitare almeno, con i tagli, di penalizzare le fasce deboli della popolazione celiaca del Trentino, non abbassando al di sotto dei 70 euro i contributi destinati ai bambini di età compresa fra i 6 mesi e i 5 anni, al di sotto di 90 euro quelli per i soggetti fra i 6 e i 9 anni, al di sotto di 120 euro quelli per i ragazzi maschi fra i 10 e 13 anni e di non scendere a meno di 100 euro per i maschi over 60.

Consideriamo molto grave e immotivato il fatto che la Pat non abbia accolto nessuna di queste proposte dettate non dalla difesa di un privilegio, ma dalla volontà di tutelare i soggetti più deboli fra i celiaci diagnosticati residenti nel Trentino. Non può e non deve, infatti, venir meno il della Provincia di garantire i diritti di tante persone e famiglie di non essere penalizzate rispetto agli altri cittadini della nostra provincia perché costrette a sostenere oneri maggiori nell’acquisto di prodotti e alimenti di base senza glutine. AICT ritiene quindi irrinunciabile riprendere il confronto con l’assessorato sul tema dei tagli ai contributi, per attenuarne l’impatto sulle fasce più vulnerabili prima citate. Solo così la Provincia dimostrerà di esercitare in modo responsabile la propria autonomia in materia sanitaria, evitando di appiattirsi sulle decisioni statali che non sempre rispondono alle specifiche necessità dei territori.