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ASSESSORE ZANOTELLI RISPONDE A COPPOLA (EUROPA VERDE) * ORSI CASTELLER: « LA LIBERAZIONE DEI TRE PLANTIGRADI NON PUÒ ESSERE PRESA IN CONSIDERAZIONE, NÉ SOTTO IL PROFILO GIURIDICO NÉ TECNICO »

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13:13 - 9/02/2021

Interrogazione a risposta scritta n. 2045. SI DIA UN SEGNO DI ATTENZIONE A CHI CHIEDE, CON LO SCIOPERO DELLA FAME E ALTRE FORME DI PROTESTA, LA LIBERAZIONE DEGLI ORSI RECLUSI AL CASTELLER.

Lo sciopero della fame è la forma estrema di protesta scelta da alcune attiviste animaliste per chiedere alla Provincia di Trento la liberazione dei tre orsi rinchiusi nel centro Casteller di Trento: M49-Papillon (fuggito ben due volte dalla struttura a sud della città), il giovane M57 e DJ3 (in gabbia da 9 anni). Una protesta che vuole anche evitare la cattura di un altro animale, l’orsa JJ4.

Stefania e Barbara, animaliste valtellinesi, sono in sciopero della fame dal 21 settembre, Daniela, vicentina, dal 17 ottobre.

In questa forma di lotta estrema vi è una visione del mondo in cui l’uomo e gli altri animali hanno pari dignità di vita e di diritti.

Dopo manifestazioni di protesta e denunce alle quali non si è ancora avuta risposta, si sono sentite costrette a intraprendere il digiuno ad oltranza.
Le attiviste non vogliono essere complici di una sistematica violazione dei diritti degli orsi e chiedono sia loro riconosciuto lo status di popolo dei boschi. Sostengono inoltre giustamente che non sono gli orsi ad aver chiesto di essere reintrodotti in Trentino. È stato l’uomo che ha deciso di farlo e all’epoca tutti erano d’accordo, perfino con un referendum. Ma adesso è l’uomo che ha rotto il patto di convivenza.

Pare che gli orsi in cattività non vadano in letargo se sono in cattività, sono sedati da mesi e rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli ed essere poi controllati al risveglio.

Il governo provinciale si ostina a non voler elaborare un piano specifico di convivenza tra animali selvatici e l’uomo, puntando direttamente alla traslocazione e captivazione permanente. Sarebbe invece opportuno coinvolgere esperti provenienti anche da altre parti del mondo dove hanno imparato a gestire con successo tale convivenza. Ci sono modalità riconosciute per tenere lontani gli orsi dai centri abitati, come dotare i paesi montani e le zone di ristoro di cassonetti anti orso, come fanno in tutti i posti del mondo dove convivono con l’orso. E’ noto inoltre che in alcuni paesi gli abitanti lasciano residui di cibo per animali domestici nei giardini o nelle aie; anche queste abitudini inducono gli orsi ad avvicinarsi ai centri abitati per ricercare cibo e diventano così “confidenti”.

Non si è mai neppure provveduto a creare corridoi faunistici tra le valli del Trentino e le regioni montane limitrofe, in modo da permettere agli animali di spostarsi senza essere costretti a vivere, come ora, in un contesto più ristretto e abbassando così notevolmente il rischio di incontro uomo-orso. Ricordiamo che esiste un Progetto Life Ursus, finanziato dalla Comunità Europea, che tutela gli orsi.

Il medico che segue le due attiviste valtellinesi ha parlato di una situazione «preoccupante per il loro stato di salute psico-fisica». «Il cuore, l’apparato digerente, il fegato, l’apparato genito-urinario, il cervello di queste donne – ha aggiunto nella relazione – subiscono danni che diventeranno ben presto irreversibili». Analoga preoccupazione per l’attivista vicentina.

Nei giorni scorsi, a sostegno delle due attiviste, è stata lanciata la petizione internazionale al Parlamento europeo «Don’t sentence bears and humans to death» (non condanniamo orsi e umani alla morte).

Ritengo che, pur in un periodo drammatico dove l’attenzione e lo sforzo è concentrato alla lotta contro il Covid e alle conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia, non si possano accantonare problematiche che esistono e meritano una risposta.

 

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Ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

1. quale sia la situazione sanitaria attuale degli orsi che in questo momento vivono presso il Centro Casteller di Trento;

2. se corrisponde al vero che gli orsi in cattività non vanno in letargo;

3. nel caso non siano in letargo se vengono ancora sedati;

4. se ritenga di dare una risposta alle attiviste animaliste che stanno da mesi portando avanti lo sciopero della fame, mettendo a repentaglio la loro salute, che chiedono la liberazione degli orsi reclusi al Casteller e il perseguimento di una politica che tuteli il diritto degli uomini e degli orsi ad una pacifica convivenza.

 

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Cons. Lucia Coppola Gruppo Misto – Europa Verde

 

 

 

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Oggetto: Interrogazione n. 2045 di data 6 dicembre 2020 concernente lo sciopero della fame per la liberazione degli orsi del Casteller.

Per quanto concerne il merito dell’interrogazione in oggetto si comunica quanto segue, riferendosi ai singoli quesiti presentati. Nelle premesse sono però presenti alcuni passaggi che necessitano di precisazioni essenziali:

– “l’uomo e gli altri animali” non hanno “pari dignità di vita e di diritti”; il diritto alla vita ed alla dignità dell’uomo è prioritario rispetto a quello degli animali, se non altro perché così prevede la Costituzione;

– l’uomo non ha “rotto il patto di convivenza” con gli orsi; al contrario, applicare il Pacobace significa rispettare quel patto, nei confronti dei residenti in primo luogo e dell’orso stesso;

– si ribadisce ancora una volta che il coinvolgimento di “esperti provenienti anche da altre parti del mondo” è costante e proficuo; si invita a leggere ciò che è riportato nei Rapporti annuali a questo proposito. I principali esperti mondiali nella conservazione e gestione dell’orso bruno provengono per la maggior parte dal Nord America, dalla Scandinavia e dai Balcani. Ebbene in quei paesi, dove effettivamente “hanno imparato a gestire con successo tale convivenza” come ricorda l’interrogante, orsi come M49 o M57 sarebbero stati legalmente abbattuti in tempi brevi, a beneficio della sicurezza pubblica, delle popolazioni di orso nel loro insieme e dunque, in definitiva, proprio della convivenza uomo-orso. A questo proposito la “pacifica convivenza tra uomini e orsi”, riferita dall’interrogante, non esiste, di fatto. In tutto il mondo c’è invece un certo grado di conflittualità uomo-orso, che può essere gestito e controllato.

– non esiste da un bel po’ “un Progetto Life Ursus, finanziato dalla Comunità Europea che tutela gli orsi”. Tale progetto si è concluso infatti sedici anni fa (nel 2004) e da allora la gestione è finanziata dalla Provincia pressochè totalmente. Inoltre, a scanso di equivoci, va ricordato che già il progetto “Life Ursus” in parola contemplava la rimozione degli orsi eccessivamente problematici o pericolosi per l’uomo.

Venendo ai punti dell’interrogazione:

1. La situazione sanitaria degli orsi presenti al Casteller è buona; ciò in base agli esiti del monitoraggio condotto dal personale veterinario specializzato.

2. Anche gli orsi in cattività vanno in letargo solitamente, anche se a volte in misura meno marcata che in natura, stante la buona disponibilità di cibo e le minori esigenze che hanno in quel contesto per affrontare la stagione invernale. I tre orsi presenti al Casteller sono attualmente tutti in fase letargica.

3. Sulla sedazione è sufficiente ribadire quanto già ampiamente comunicato ufficialmente: essa si è resa necessaria solo per sei giorni, dal momento in cui tutti e tre gli animali hanno cominciato ad essere presenti assieme al Casteller. Nessuna altra sedazione volta a calmare gli animali è stata praticata, né prima né dopo quel breve lasso di tempo, in quanto non necessaria.

4. La liberazione degli orsi in parola non può essere presa in considerazione, né sotto il profilo giuridico e delle responsabilità, né sotto quello tecnico, come si è già avuto modo di spiegare bene. Questi sono i fatti, ferma restando la libertà di ciascuno di manifestare il proprio pensiero nelle forme che ritiene più opportune.

Cordiali saluti.

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– Giulia Zanotelli –

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LANCIO D'AGENZIA

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