Copertura previdenziale degli Amministratori locali: la Regione sana la disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e autonomi.

Chi fa il sindaco in un piccolo comune, economicamente parlando, rischia di rimetterci parecchio, specialmente sulla pensione. Attualmente infatti solo i lavoratori dipendenti possono ricoprire determinate cariche amministrative negli Enti locali senza dover subire una perdita di contributi previdenziali e/o di reddito, come accade quasi inevitabilmente per gli amministratori locali che siano lavoratori autonomi o liberi professionisti, si pensi ad artigiani, contadini, architetti, farmacisti, commercianti… Il risultato è che un lavoratore autonomo che fa il sindaco alla fine si ritroverà con una pensione molto bassa. Del tutto privi di copertura previdenziale sono poi gli amministratori locali che non esercitano attività lavorativa (ad esempio una casalinga, uno studente, o un disoccupato).

Ecco perché la Regione, su proposta dell’Assessore regionale Claudio Cia, intende apportare alcune modifiche al Codice degli Enti locali, in materia di status degli amministratori. “L’obiettivo – spiega l’Assessore – è sanare la disparità di trattamento tra amministratori locali, che attualmente vede penalizzati quanti non svolgono attività lavorativa come dipendenti. L’articolo 51 della Costituzione – evidenzia Claudio Cia – sancisce che tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, avendo il diritto di disporre del tempo necessario all’adempimento delle funzioni pubbliche elettive e di conservare il posto di lavoro. E’ una questione di equità, peraltro espressione del generale principio di uguaglianza, cardine di un ordinamento democratico”.

Più nel dettaglio, un lavoratore dipendente che assume una carica elettiva può scegliere tra permessi o aspettativa per l’esercizio del mandato. In sostanza, può godere della copertura previdenziale integrale anche per le ore o giornate di assenza dal lavoro, giustificate dall’espletamento del mandato elettivo. Inoltre, può essere collocato a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del mandato: tale periodo è considerato come servizio effettivamente prestato, e l’amministrazione locale prevede a proprio carico il versamento degli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi ai rispettivi istituti. Di contro, per gli amministratori locali che non sono lavoratori dipendenti, l’istituto dell’aspettativa non può trovare applicazione. Per questi ultimi l’amministrazione locale provvede al pagamento di una cifra forfettaria annuale (che va da circa 3.700 euro a poco più di 5.000 euro annui), solo nel caso venga formalizzata una espressa rinuncia all’attività lavorativa professionale per dedicarsi esclusivamente all’esercizio del mandato pubblico. Una condizione quasi impossibile per un lavoratore autonomo o libero professionista, tanto più se il Comune che rappresenta è piccolo.

“Fare il sindaco, anche di un piccolo comune, è un lavoro a tempo pieno – commenta l’Assessore regionale agli Enti locali – si è tutti i giorni in prima linea per risolvere problemi concreti, con un impegno in termini di tempo, sacrifici personali e responsabilità che spesso non sono commisurati alla retribuzione. Trovare persone disposte ad impegnarsi per la comunità sta diventando sempre più difficile. La Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol deve la propria qualità di vita in particolare all’efficacia dell’azione amministrativa, che sul nostro territorio è capillarmente portata avanti dai Sindaci (168 in Provincia di Trento e 116 in Provincia di Bolzano, l’85% dei quali amministra comuni con meno di 5000 abitanti) che rappresentano il primo riferimento amministrativo per i nostri cittadini. Il rafforzamento della nostra Autonomia – chiosa Claudio Cia – passa inevitabilmente dall’efficienza dell’attività amministrativa, che è garantita sul territorio proprio da quei sindaci che fanno di tutto, tra numerose difficoltà burocratiche e il concreto rischio di dover passare parte del tempo in tribunale”.

Da qui l’azione dell’Assessorato regionale per sanare la disparità di trattamento, con un nuovo regime previdenziale integrativo che si applicherà a tutti i sindaci, vicesindaci e assessori dei Comuni, che non siano lavoratori dipendenti. I contributi saranno in parte a carico dello stesso amministratore locale (8,8% dell’indennità mensile lorda) e, per la parte prevalente, a carico del Comune (24,2% dell’indennità mensile lorda). Peraltro, dalla quota a carico del Comune dovranno essere detratti – fino al 50% dell’ammontare della stessa – le eventuali “quote forfetarie” versate dal comune alla forma pensionistica alla quale l’amministratore era o continua a essere iscritto. Restano esclusi dall’applicazione del nuovo regime previdenziale gli amministratori locali che già godano di una pensione diretta.

 

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Assessore regionale Claudio Cia