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ASAT – ASSOCIAZIONE ALBERGATORI TRENTINO: TASSA SOGGIORNO: ” NO ALL’ESENZIONE PER I PROPRIETARI DI UNA SOLA CASA AD USO TURISTICO, MODIFICARE L’ASSESTAMENTO DI BILANCIO PAT PER I CANONI DI RIDUZIONE IRPEF “

L’assestamento di bilancio approvato nei giorni scorsi dal Consiglio provinciale va modificato nella prossima legge di bilancio. A chiederlo è l’Asat (Associazione albergatori della Provincia di Trento) che, pur valutando in modo positivo la manovra nel suo complesso, critica in particolare due punti del provvedimento legislativo. Il primo riguarda l’esenzione, che l’Asat considera ingiusta, dalla raccolta della tassa di soggiorno per i proprietari di una sola abitazione ad uso turistico.

“Da sempre diciamo che per lo stesso mercato servono le stesse regole – afferma il presidente degli Albergatori trentini Gianni Battaiola – E quindi non si capisce perché un turista che alloggia presso chi possiede una sola casa sia diverso da quello che alloggia in altre strutture ricettive. Per questi ultimi ospiti, infatti, è previsto il versamento della tassa di soggiorno. Chiediamo quindi di modificare il provvedimento nel senso di far pagare l’imposta di soggiorno anche quando il turista alloggi da chi ha una sola casa”.

Il secondo passaggio dell’assestamento di bilancio su cui l’Asat esprime la propria insoddisfazione è quello relativo allo sconto Irap, oggi previsto unicamente per chi aumenta l’occupazione. “Serve una formula che consenta di applicare lo sgravio anche alle imprese stagionali del settore turistico – dice Battaiola – che siano in grado di confermare i collaboratori occupati nella stagione precedente. E questo in relazione alla diversa natura dell’attività che contraddistingue le aziende turistiche”.

Tassa di soggiorno per tutti.

“È sbagliato che i proprietari di un’unica casa ad uso turistico – sottolinea Battaiola – siano esonerati dal pagamento della tassa di soggiorno, poiché questo crea una sorta di discriminazione nei confronti di chi è proprietario di più case o degli imprenditori che posseggono strutture ricettive”. Insomma, l’imposta di soggiorno deve essere pagata da tutti i turisti che arrivano in Trentino perché ognuno di loro “consuma territorio” alla stessa maniera. E questo vale anche alla luce delle modalità con cui, nel 2015, la tassa di soggiorno è stata introdotta in Trentino. “Se quest’imposta – precisa – deve “tornare al turismo” poiché riversata nelle casse delle Apt al fine di finanziare e migliorare il sistema turistico, dobbiamo considerare vero che ogni turista deve essere uguale all’altro. Anche in termini di contribuzione economica. Non dimentichiamo che con questa “esenzione” per i possessori di un’unica casa da affittare vengono a mancare qualcosa come 200.000 o 300.000 euro da reinserire nel sistema turismo”.

“Non deve esistere alcuna differenza – ribadisce Battaiola – tra un turista che trascorre la sua vacanza in un appartamento di una persona che ne ha uno solo o, invece, di un soggetto che ne possiede più di uno. La tassa di soggiorno non è una patrimoniale e non devono venirsi a creare turisti di serie A e di serie B”. L’Asat prende comunque atto del fatto che “almeno viene introdotto l’obbligo del pagamento dell’imposta di soggiorno per tutti gli altri casi di affitto di appartamenti ad uso turistico come richiesto dall’Associazione in sede di istituzione dell’imposta”.

Riduzione dell’Irap anche per le imprese turistiche stagionali.

La premialità concessa sulla tassazione alle imprese va rivista, soprattutto in merito all’Irap. “Oggi il taglio dell’Irap – spiega Battaiola – va ad interessare le aziende che riescono ad aumentare il proprio numero di collaboratori, a ridurre il loro orario di lavoro oppure ad aumentare gli stipendi. E le aziende stagionali non riescono ad aderire alle iniziative che la Provicia mette sul piatto per arrivare ad una riduzione dell’Irap”. Ecco, quindi, la proposta dell’Asat.

“Bisognerebbe pensare – conclude il presidente dell’Asat – a riduzioni Irap fruibili anche da chi riesce a mantenere il numero di collaboratori ed il loro stipendio da una stagione all’altra (nel caso delle aziende stagionali, ovviamente). E questo nell’ottica di valorizzare un settore che, anche durante la crisi, ha dato lavoro a decine di migliaia di lavoratori ed ha rivestito un ruolo anticongiunturale nei confronti degli altri settori economici”.